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Azione Cattolica. “Chi ama educa” (pubblicato in: Settimana 20, 24 maggio 2009, p. 3) Visualizza il documento originale
Documento del: 24/05/2009
Fonte: Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Dino Pirri
Attorno a questo tema, le presidenze diocesane di AC, con gli 800 delegati provenienti da 200 diocesi italiane, si sono confrontate dall’8 al 10 maggio nel tradizionale convegno nazionale, svoltosi a Roma.

Ad aprire le intense giornate di studio, riflessione e condivisione è stato il prof. Alberto Monticone, presidente del consiglio scientifico dell’Istituto “Paolo VI”, e la presentazione del volume di Paolo e Vittorio Emanuele Giuntella, Il gomitolo dell’alleluja, appena ripubblicato dall’editrice Ave. La giornata del 9 maggio è stata caratterizzata dalla relazione introduttiva del presidente nazionale Franco Miano, su L’impegno dell’AC per una rinnovata cura educativa, e dagli interventi di mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, e di Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo. Nel pomeriggio i laboratori, mentre in serata il vescovo di Baghdad, mons. Jean Sleiman, ha presieduto la veglia sulla tomba di san Paolo. Domenica si sono conclusi i lavori assembleari, arricchiti dall’intervento di padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese.

Come ha ricordato, durante la celebrazione dell’eucaristia del sabato, il cardinale Angelo Bagnasco, l’impegno dell’AC per una rinnovata cura educativa «esprime ancora una volta la particolare vicinanza e la sintonia con l’episcopato che, nell’imminente Assemblea generale, rifletterà coralmente sulla sfida educativa, che in modo sempre più urgente chiama in causa la famiglia, la società e la chiesa».

Una storia di fedeltà
«L’impegno per la cura educativa così come la passione per il bene comune – ha ricordato all’inizio dei lavori il presidente Franco Miano – sono per noi il sentiero di santità su cui concretizzare il nostro essere Azione cattolica nella chiesa di Cristo. Ciò ha una prima conseguenza: la scelta educativa dell’AC non può essere disincarnata, ma è attenta alla realtà e soprattutto alla vita delle persone. Non va dimenticato mai che al “cuore” del servizio educativo va sempre posto l’uomo, e dunque che la formazione non può risolversi in un mero esercizio di animazione o nello sviluppo di “tecniche” educative». Citando le parole di Benedetto XVI, il presidente Miano ha ribadito che «l’educazione ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall’amore... Ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore».

Il compito non è certamente nuovo – ha suggerito il cardinale Bagnasco –, ma è inedito il contesto culturale e sociale nel quale l’educazione si colloca: se per un verso è necessario tener conto di condizionamenti e di abitudini di apprendimento nuovi, per l’altro non bisogna arrenderci né seguirli in modo pedissequo. Non dobbiamo rincorrere ma tener conto, per aiutare a fare passi in avanti senza paure».

Senza paure l’AC raccoglie la sfida educativa del nostro tempo, guardando con umiltà la sua lunga storia e il patrimonio della sua ricca tradizione, sempre caratterizzata dall’attenzione alla persona e alla sua crescita cristiana.

Sin dalle sue origini, dai tempi di Giovanni Acquaderni e di Mario Fani, l’AC ha sempre coltivato la sua vocazione ad essere luogo di formazione, per giovani e adulti, a seguire la fede cristiana e a testimoniarla in stretta obbedienza alla chiesa e nel servizio al bene comune.

Oggi, nel contesto attuale di indebolimento dei luoghi di mediazione culturale e politica, nel declino delle agenzie formative alla cittadinanza e nella massificazione prodotta dalla comunicazione, che apparentemente unifica, ma che in realtà isola nell’anonimato culturale le persone, l’AC è divenuta un prezioso strumento di educazione alla laicità cristiana, da vivere dentro la comunità ecclesiale e in quella civile, per la sua stretta connessione con la chiesa locale e per il suo metodo di educazione permanente.

«La lunga storia dell’opera educativa dell’Azione cattolica – ha affermato il prof.Monticone – è certamente segnata da un filo conduttore, quello della tensione verso un modo comunitario di scegliere, crescere ed essere cristiani e cittadini nella chiesa e nell’Italia del proprio tempo, con l’aspirazione di dare un segno ed un contributo di speranza, di fraternità e di amicizia. In questo percorso, accanto a prevalenti momenti di piena luce non ne sono mancati taluni di appannamento, ma il metodo dell’AC e soprattutto le persone che lo hanno messo in atto sono fattori di continuità e in qualche modo interpellano l’associazione a proiettarsi verso l’avvenire con decisione e originalità».

Prospettive per il futuro
Segno di questo patrimonio e slancio verso le nuove strade da percorrere è costituito dal Progetto formativo del 2004, dal Cantiere della formazione del 2006 e da Sentieri di speranza: linee guida per gli itinerari formativi del 2007, a cui ora si aggiungono i due testi: Crescere insieme e Pietre vive, rispettivamente sul gruppo di AC e sul servizio degli educatori e degli animatori.

La scelta educativa dell’Azione cattolica, proprio perché vuole rispondere alle sfide del tempo presente e proprio per lo stretto legame che l’associazione ha con la chiesa locale e il territorio in cui è posta, non può essere disincarnata, ma è attenta alla realtà e soprattutto alla vita delle persone. Proprio da questo stretto rapporto con la storia dell’uomo e del paese nasce forte l’impegno che l’AC assume per la vita: chi ama educa e educa a comprendere la vita come dono.

Per questo l’Azione cattolica ha sottoscritto il manifesto Liberi per vivere: «per suscitare – come ribadito nella relazione del presidente Miano – momenti di incontro su tutto il territorio nazionale attraverso i quali promuovere, in chiave educativa, lo stile ordinario della solidarietà, dell’accompagnamento, della vicinanza a tutte le situazioni in cui l’esistenza umana è ferita e bisognosa di cure. Sono le relazioni che sanano l’uomo, e anche il doloroso momento del fine vita ha senso quando è accompagnato dalla presenza amorevole dell’altro ».

L’attenzione ai nostri tempi e ai nostri luoghi si esprime anche nell’intensa partecipazione dell’AC al lavoro preparatorio della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani. L’associazione, proprio perché per sua natura è pienamente e profondamente inserita nella vita ecclesiale, intende offrire un vivace, concreto e, allo stesso tempo, pensoso contributo.

«Del resto l’educazione al bene comune – per il presidente Miano – è caratteristica dell’AC». Tutto ciò si svolge nell’ordinario dei gruppi parrocchiali e territoriali, e a misura delle diverse età, attraverso il lavoro prezioso, talvolta eroico, di educatori e responsabili che gratuitamente, spesso facendo l’esperienza della solitudine, prendono a cuore la vita di ragazzi, adolescenti, giovani e adulti, cercando di offrire un luogo formativo caldo e familiare. E proprio questa forte popolarità e familiarità della proposta oggi si rinnova all’esigenza di coinvolgere nel processo educativo le agenzie, in primis famiglia e scuola.

All’ordinario occorre affiancare una riflessione costante sullo stato di salute del paese. Ecco allora che da tempo l’associazione «ha avviato una riflessione sull’attuale crisi economica, che ha anche carattere etico.Anche in questo caso non un’elaborazione teorica o la formulazione di un comunicato, ma il sostegno del Fondo di solidariètà promosso dalla Cei».

Non manca la preoccupazione nell’associazione per la più generale questione morale che spesso soffoca la vita politica: forte anche della testimonianza di uomini che, come Vittorio Bachelet, hanno dato la vita per le istituzioni e per il bene comune, l’associazione vuole educare in modo forte alla partecipazione attiva alla vita pubblica, creando i presupposti per nuove e ormai necessarie vocazioni sociali.

Parimenti, sta a cuore all’associazione la grande sfida dell’integrazione e del dialogo con gli stranieri: educare, in sinergia con le altre agenzie, al rispetto della dignità umana, educare ad una convivenza autentica, che va oltre la semplice tolleranza. È una necessità alla quale la politica deve contribuire fornendo un quadro reale e scevro da ideologie circa l’importanza e la bellezza della presenza straniera in Italia.

Una storia da raccontare
A conclusione di queste intense giornate di studio e di condivisione sembrano appropriato commento e fiducioso impegno le parole di Paolo Giuntella: «La nostra fede non è un’ideologia, non è una cultura, non è una filosofia, ma storia della salvezza, storia che passa anche attraverso la vicenda concreta di un popolo che ha i suoi momenti oscuri, i suoi tradimenti, i suoi vitelli d’oro, i suoi fedelissimi all’alleanza e le sue fedeltà, i suoi profeti e i suoi santi, i suoi cantautori, i suoi pittori e i suoi risciacquatori di piatti, una storia di biografie e non di ideologie.Ecco perché l’educazione cristiana (...) è il tramandare, il “raccontare”, una Parola che si è fatta carne, che ha assunto un nome, in un popolo immenso di nomi, un popolo che perdona e non giudica, che non condanna, che accoglie, perché il Padre, che ama, è infinita misericordia, infinito conoscitore degli uomini, di tutte le debolezze e santità, grandezze e miserie, infinito consolatore. Come faremo a trasmettere questo “tesoro” transitato per biografie, come faremo a “raccontare” le storie della storia che ci sono state trasmesse?» (Paolo e Vittorio Emanuele Giuntella, Il gomitolo dell’alleluja, editrice AVE).

Questo raccontare l’amore che educa sarà possibile solo se continueremo a non perdere di vista la fonte di ogni azione e il criterio ultimo di ogni discernimento. Rispondere a questa vocazione ecclesiale e a questa urgenza per il nostro paese è possibile se si è convinti, come ha ricordato mons. Domenico Sigalini, che «pianta e rami, vite e tralci, sorgente e ruscello, sono abbinamenti che non possono stare slegati. Non scorre acqua se il ruscello non è legato a una fonte viva, non scorre vita se un ramo non è attaccato alla pianta, non c’è possibilità di dare un grappolo se un tralcio vien staccato dalla vite. Non c’è bontà nell’uomo se non sta attaccato al sommo bene; non c’è amore nell’uomo se non sta attaccato alla sorgente dell’amore che è Dio. Il mondo è tutto una serie di interazioni, di collegamenti, di fili che non legano, ma fanno circolare vita».
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