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LA TRADIZIONE TRA MEMORIA E SPERANZA. Saluto del Vescovo di Vicenza S.E Mons. Cesare Nosiglia
Documento del: 14/04/2007
Fonte:
Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: S.E Mons. Cesare Nosiglia
LA TRADIZIONE TRA MEMORIA E SPERANZA Azione cattolica italiana - Convegno Sabato 14 aprile 2007 - Vicenza, Palazzo Opere Sociali Saluto del Vescovo di Vicenza S.E Mons. Cesare Nosiglia Vicenza, 3 aprile 2007 Sono lieto di inviare il mio saluto al Convegno sull'evento ecclesiale di Verona ed in particolare sul tema "La Tradizione tra Memoria e Speranza", uno degli ambiti oggetto di riflessione e di impegno della Chiesa in Italia al quale mi sono sempre interessato ed impegnato nel mio servizio alla CEI, prima alI'Ufficio Catechistico Nazionale e poi nella Commissione Educazione, Scuola e Università. La sfida dell'educazione oggi attraversa l'intera società ed interessa le nuove generazioni, ma anche gli adulti e gli anziani e rappresenta la frontiera più avanzata della civiltà e del suo progresso. La Chiesa ha sempre scommesso sulla educazione ritenendola un ambito decisivo per unire passato, presente e futuro in un unico progetto di costante rinnovamento culturale, spirituale e sociale. Lo stesso Progetto culturale trova in questo obiettivo il suo riferimento sicuro. Nell'ampio discorso che, sono certo, affronterete alla luce delle conclusioni del Convegno, mi soffermo su un aspetto che mi sta particolarmente a cuore. E' la difficoltà che oggi si riscontra circa il dialogo e il rapporto intergenerazionale, che si accompagna alla assolutizzazione del soggettivismo rispetto all'esperienza comunitaria. La personalizzazione dei rapporti non è un fatto negativo. E' giusto non parlare di adolescenti o giovani o adulti come se fossero un'unica categoria di consumatori secondo le note leggi della pubblicità e del mercato. Non esistono persone astratte e classificate in contenitori generalizzati e anonimi. Oggi le varianti non riguardano più solo l'età, il sesso, la provenienza sociale, culturale o religiosa. Oggi ogni persona pretende di essere considerata per se stessa. Quello che non passa per la coscienza, la sensibilità e le scelte del singolo resta improduttivo sul piano educativo. Nello stesso tempo, però, e in modo contraddittorio, l'omologazione al branco, come si usa dire, o al gruppo dei pari è altissima e non solo per i giovani, ma anche per categorie di persone adulte. La paura di non essere accettati o di non essere alla moda è motivo di sofferenza dal quale fuggire ad ogni costo. Due poli che, in fondo, sono sempre esistiti, ma che oggi hanno dato vita ad una separatezza, culturale oltre che ambientale ed educativa, delle generazioni per cui troviamo gli anziani e gli adulti da un lato, che hanno in se stessi la ricchezza della memoria e della tradizione, e dall'altro le nuove generazioni portatrici di rinnovamento e di speranza per il futuro. Due mondi che sembrano separati ed estranei. Ne consegue che, anche sul piano della vita sociale, tale separazione si evidenzia, per cui dove ci sono i ragazzi e i giovani non si trovano gli adulti e gli anziani e viceversa. Questo perché si pensa che sia
impossibile far stare insieme persone di età e mentalità così diverse e spesso conflittuali. Tale fatto rappresenta uno degli abbagli più negativi della nostra società e della stessa pastorale della Chiesa. Isolare i ragazzi e i giovani dal resto della comunità, civile ed ecclesiale, rinchiudendoli in un mondo a se, caratterizzato da luoghi ed esperienze interessanti e gioiosi, ma dove possono incontrare solo coetanei senza mai un dialogo ed un confronto con gli adulti egli anziani, conduce ad un impoverimento notevole, sia per la comunità che per i ragazzi stessi e la loro crescita. Il fossato della incomunicabilità si allarga così sempre più, determinando la disaffezione delle nuove generazioni da quel patrimonio di tradizioni, memorie, valori che, se testimoniati con verità e forza, rappresentano invece una ricchezza in campo religioso e culturale, necessaria per la formazione permanente di ogni persona. La propria identità personale, familiare e sociale si costruisce solo sulle relazioni, in una trama ricca di rapporti interpersonali significativi tra le diverse generazioni. Il rischio è quello del ripiegamento in uno sterile soggettivismo autoreferenziale, mentre la persona costruisce se stessa quando è aperta alla dimensione dell'accoglienza del suo passato per viverlo rinnovato nel presente e impostare così un futuro di vero progresso, anche sociale. In contesti di vita sempre più neutri e asettici o improntati su valori di individualismo e di concorrenza spietata, di relativismo morale e di estrema mobilità occorre che le nuove generazioni possano contare su una sponda sicura di testimoni autorevoli e significativi, modelli positivi di maturità e di educazione, che vivono valori alternativi e lo fanno con gioia e sicurezza. Sono le comunità educative: famiglia, scuola, associazioni e gruppi, che devono essere luoghi di sostegno all'impegno personale di giovani per una formazione permanente, di cui necessitano anche gli adulti e gli anziani, se non vogliono restare "deboli nella fede e nella cultura". Anzi, va detto che la testimonianza di adulti e anziani, che si formano sulla Parola di Dio e l'insegnamento della Chiesa (penso alle Università della Terza Età, ma anche a tante forme di catechesi e di lectio biblica), può sollecitare anche le nuove generazioni a farsi attente e disponibili a questo impegno, che sottende alla loro crescita umana e cristiana. "' Il soggetto primario della tradizione e della esperienza della fede, della stessa cultura che da essa promana, è certamente la famiglia, anche se spesso essa resta purtroppo assente e latitante, dovendo far fronte a tanti servizi e attività, che rovesciano sui membri impegni e compiti notevoli, non lasciando spazio al dialogo, ai momenti di preghiera e di incontro, alle occasioni di comunicazioni profonde e di testimonianze efficaci. Eppure, la famiglia deve restare il soggetto su cui puntare con sempre rinnovato impegno nella pastorale della Chiesa e nella trasmissione dei valori, anche sociali. La famiglia va aiutata e sostenuta da un'opera attenta e forte della comunità ecclesiale, che deve essere stimolata a porsi come via privilegiata e luogo formativo in senso globale con tutta la ricchezza di momenti ed iniziative che in essa si svolgono in campo catechistico, liturgico, caritativo e culturale. Le nostre parrocchie sono oggi ancora una realtà dove le generazioni si incontrano e possono interagire e integrarsi, se c' è questa attenzione a far sì che la formazione sia
l'asse portante ed unitario, nella distinzione dei percorsi, di tutta la vita della comunità. Ma l'impegno va oltre questo punto in quanto riguarda anche il necessario raccordo tra comunità cristiana, scuola, comunità civile, se si vuole che la tradizione e la memoria siano sostenute efficacemente. E' necessario un patto educativo forte ed una costante collaborazione tra educatori e formatori, che possa promuovere percorsi e progetti condivisi sul territorio. Non possiamo, infatti, dimenticare che nel nostro Paese, comunque la si consideri, la tradizione, anche culturale e laica, è intrisa di valori cristiani e che questi sono come l'anima, che dà senso e vigore a tutta l'esperienza, anche umana e sociale, delle persone, delle famiglie e delle comunità locali. Da ultimo, credo che in questo contesto sia necessario ribadire l'importanza della scuola, e di quella cattolica in particolare, vero pungolo positivo per tutta la scuola italiana e parte integrante di essa. Forse, è giunto il tempo che la scuola cattolica, ridotta ormai ad un lumicino almeno nella fascia delle superiori, sia considerata dalla comunità e dalle famiglie un fattore positivo e centrale del programma di formazione delle nuove generazioni, perché non possiamo non constatare che c'è stata una mancanza di corresponsabilità ecclesiale verso un'istituzione comunque apprezzata e che non può essere abbandonata a se stessa, pena un grave impoverimento della stessa scuola italiana e della capacità della Chiesa di servire, anche attraverso la cultura e non solo la catechesi, la formazione delle nuove generazioni. Augurando ogni bene per il Convegno, l'occasione mi è lieta per invocare su di Lei e su tutti i Partecipanti la benedizione del Signore.
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30/06/2005
Quad.pdf
(CEI)
corti e piazze Vicenza 25-28 maggio 2005 Mons. CESARE NOSIGLIA - vescovo di Vicenza Nei giorni 25-28 maggio 2005 la città di Vicenza ospiterà il Festival Biblico. Si tratta di un evento culturale che vuole interessare alla Bibbia e avvicinare ad essa, ai personaggi che la abitano, ai mondi vitali che essa ha generato e continua a generare.
30/06/2005
Quad.pdf
(CEI)
corti e piazze Vicenza 25-28 maggio 2005 Mons. CESARE NOSIGLIA - vescovo di Vicenza Nei giorni 25-28 maggio 2005 la città di Vicenza ospiterà il Festival Biblico. Si tratta di un evento culturale che vuole interessare alla Bibbia e avvicinare ad essa, ai personaggi che la abitano, ai mondi vitali che essa ha generato e continua a generare.
13/12/2005
Quaderno CEI n. 20-05.pdf
(CEI)
Il video che ora vedremo è stato girato a Roma nel 2001, nella basilica di Santa Maria in trastevere. Il celebrante è Mons. Nosiglia, allora vice-gerente della Diocesi di Roma. Durante la celebrazione, alla quale hanno preso parte circa 1.000 persone, alcuni disabili hanno ricevuto il sacramento della Confermazione.
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