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LA TRADIZIONE TRA MEMORIA E SPERANZA. Saluto d'apertura Visualizza il documento originale
Documento del: 14/04/2007
Fonte: Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Umberto De Conto
ILA TRADIZIONE TRA MEMORIA E SPERANZA Azione cattolica italiana - Convegno Sabato 14 aprile 2007 - Vicenza, Palazzo Opere Sociali Introduzione ai lavori Umberto De Conto - Delegato regionale AC del Triveneto Un doveroso e sincero saluto e benvenuto a tutti i presenti, in particolare ai delegati diocesani al convegno ecclesiale di Verona che oggi, assieme a noi, responsabili dell'Azione Cattolica a tutti i livelli, possono continuare nella necessaria opera di discernimento iniziata sei anni fa con la presentazione delle linee pastorali per il decennio, che i nostri vescovi ci hanno proposto. Come Delegato Regionale dell'Azione Cattolica porgo il benvenuto a quanti provengono dalle regioni vicine, dal Centro Nazionale, ai relatori. A nome di tutti ringrazio gli amici di Vicenza che così cordialmente ci ospitano. Sono felice che la nostra associazione abbia proposto questa occasione d'incontro anche perché, consentitemi di citarmi, quando mi è stato a suo tempo chiesto di descrivere i sentimenti presenti nelle nostre diocesi in preparazione a Verona, mi è parso di poterli sintetizzare nella volontà di "restare" a Verona; cioè di non concludere il convegno ecclesiale nella sua celebrazione, ma nel dargli seguito, sviluppandone le indicazioni e cercando di dare continuità alla nostra opera pastorale e formativa, restando radicati nelle nostre realtà, pur diversificate, e nella storia che il Signore ci chiede di santificare. Essere qui oggi si colloca proprio in tale prospettiva di continuità ed il tema che abbiamo dinanzi non poteva essere più adatto. Ma sarà Lauro Pauletto, Presidente di Vicenza, ad introdurlo, per parte mia vi invito a cogliere almeno quattro significati di questo incontro, ulteriori a quelli che ognuno di noi può godere nella partecipazione, condivisione, conoscenza e amicizia con quanti si impegnano in modo particolare nella chiesa e nella società oggi. Un significato associativo (farsi carico), uno personale (formarsi e studiare), uno pastorale (la comunione) e uno culturale (elaborare). Il significato associativo è riassumibile nel "farsi carico". Già nella fase preparatoria al convegno ecclesiale, l'Azione Cattolica ha dimostrato l'attenzione alla Chiesa che è in Italia condensando il proprio contributo nel documento "Volti e segni di Speranza" al quale forse è opportuno riandare. Ora proponendo cinque appuntamenti distribuiti in tutto il territorio nazionale ribadisce tale attenzione e, soprattutto, conferma la volontà di dare un seguito, di approfondire e metabolizzare quanto emerso durante quella felice esperienza della nostra Chiesa. Ma il farsi carico implica anche l'adeguarsi, modificare noi stessi modulando le normali attività ai

nuovi orizzonti e scopi che i nostri Pastori ci presentano per assumere sempre più il fine apostolico della Chiesa, come il nostro statuto ci impone quale elemento costitutivo dell'essere Azione Cattolica. E questo adeguarsi associativo presuppone e determina il secondo significato di oggi: quello personale dello studio e della formazione. Solo imparando e applicandoci alla riflessione che porti a modificare i nostri comportamenti potremo essere significativi nell'associazione e nella Chiesa. Impegnare un sabato pomeriggio (e per i più distanti vuol dire tutta la giornata) per sviluppare uno dei temi consegnatici a Verona, è già una garanzia e una promessa, che speriamo contagiosa. Il terzo significato è proprio legato al contagio pastorale che vorremo diffondere. Se a Verona è stata ribadita la necessità di proporre una pastorale comunionale e d'insieme, diversa da quelle settoriali e "per uffici", oggi cerchiamo di fare un passo (non certo il primo) proponendo una riflessione assieme ad una delle associazioni significative qual è quella degli scout cattolici, così come a Taranto si è pensato assieme alle ACLI e a Terni con la Pastorale Familiare. Di nuovo un impegno associativo che cammina con le nostre gambe, non per essere i primi della classe, ma per metterci sempre più al servizio di tutti. È un'opera culturale, questo secondo me il quarto significato da cogliere oggi, di coinvolgimento e condivisione, per essere attenti alla realtà in cui viviamo, ai nostri modi di essere oggi ed essere sempre più "segni" della speranza. Vi inviterei però anche a cogliere un'altra accezione di "cultura", più interna e associativa. Oggi infatti realizziamo un importante e significativo passaggio culturale. Dopo che abbiamo accolto le indicazioni contenute in "Annunciare il Vangelo in un mondo che cambia" e abbiamo cercato di tradurle nei nostri sussidi e nelle nostre attività, dopo che abbiamo riflettuto per quasi un anno in preparazione al Convegno Ecclesiale e abbiamo proposto il nostro contributo di sintesi, dopo essere stati consistentemente presenti a Verona, ora ci poniamo in ascolto con questa serie di convegni che speriamo siano poi sintetizzati a beneficio di tutti. È un percorso oneroso e sostanzioso che molti di noi hanno vissuto nell'interezza, ma che rischia di restare privilegio e beneficio di pochi, di non sviluppare tutte le potenzialità, culturali appunto, che possiede. Ascoltare, elaborare, realizzare, verificare ... sono cose che facciamo normalmente, a volte per tradizione, magari non rendendoci conto che fanno parte della nostra cultura ecclesiale e relegandole all'ambito associativo o di gruppo, senza operare quella sintesi tra fede e cultura oggi più che mai necessaria.
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