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LA TRADIZIONE TRA MEMORIA E SPERANZA . Introduzione ai lavori Visualizza il documento originale
Documento del: 14/04/2007
Fonte: Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Lauro Paoletto
LA TRADIZIONE TRA MEMORIA E SPERANZA Azione cattolica italiana - Convegno Sabato 14 aprile 2007 - Vicenza, Palazzo Opere Sociali Introduzione ai lavori Lauro Paoletto - Presidente diocesano Azione cattolica italiana Diocesi di Vicenza Parlare della tradizione intesa come il deposito della fede e al contempo l'esperienza stessa della vita cristiana significa fare riferimento ad un patrimonio di storia, di fede, di valori, di comunità che hanno segnato negli ultimi due secoli la storia del Triveneto. E' un patrimonio di cui essere consapevoli e riconoscenti al Signore e alle donne e agli uomini, laici, preti e religiosi che con grande passione e dedizione hanno dato testimonianza quotidiana personale e comunitaria attraverso numerose forme anche visibili. E' un patrimonio che ci appartiene e di cui dobbiamo essere orgogliosi e che non va considerato come elemento di un museo che racconta il passato, ma va inteso e interpretato come il lascito più prezioso che le generazioni che ci hanno preceduto hanno consegnato affidandoci anche la responsabilità di renderlo attuale e per questo sempre vivo, palpitante, credibile capace di incontrare la vita delle persone e di diventare riferimento rilevante anche per questa epoca post - moderna. *** Nel Triveneto l'esperienza di fede ha avuto sempre, lungo la storia una propria incarnazione, un proprio esplicitarsi nella vita concreta delle persone e delle comunità. La religione in questo non è mai stata solo un fatto di coscienza, privato ma anzi ha saputo esprimersi in comportamenti individuali e collettivi, in scelte economiche, civiche e politiche tanto da essere una delle principali se non la principale espressione popolare. Nell'800 e per buona parte del `900 questa esperienza di fede è stata legata fortemente al contesto rurale proprio di quei decenni, e questo si è saldato con una solidità dell'esperienza religiosa accompagnata sempre da un'azione pastorale profonda. Ai riti si accompagnava una catechesi sistematica con sussidi appropriati e questo impedì che la religione diventasse superstizione. Ai sacramenti, strumenti di grazia, si accompagnava lo stimolo alla conversione interiore, che superò il
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pericolo della magia, alla morale retta sul controllo sociale si associava una struttura pastorale viva, anche se con caratteri familistici con la figura del prete quale riferimento centrale della comunità religiosa e civile. Lo sviluppo poi dell'associazionismo laicale contribuì in modo decisivo a creare senso di appartenenza e a consolidare l'esperienza comunitaria. L'esperienza di fede è stata vissuta come significato della vita ed insieme ha rappresentato sempre uno stimolo fondamentale, come coscienza etica, all'operosità, all'impegno sociale. E' questo un elemento che riscontriamo scorrendo la storia dell'800 e `900, ma che certo vale anche oggi pur se attualizzato in forme nuove e diverse. In questa esperienza esistenziale e comunitaria della fede ha avuto un ruolo determinante la parrocchia che ha rappresentato per il popolo, per molti anni, il vero riferimento credibile ben più delle istituzioni civili. La parrocchia era il fattore che, possiamo dire, organizzava in modo stabile e ordinario l'esperienza di fede, ma non solo... Per molto tempo la parrocchia ha svolto anche una funzione organizzatrice del territorio. Il territorio e la storia del Triveneto sono costellate poi da numerosissimi segni di pietà popolare presenti nelle contrade, lungo i sentieri in mezzo ai campi. Al riguardo basti pensare all'espressione dei capitelli che indicano una religiosità popolare che sapeva darsi dei punti di riferimento anche visibili e riconoscibili. In tale prospettiva non si possono non citare i santuari che costellano il Triveneto e l'esperienza dei pellegrinaggi che sono stati e sono tuttora una delle forme di manifestazione anche esterna della fede. Nel Triveneto sono stati contati qualcosa come 120 luoghi di culto dedicati alla Vergine. Un numero consistente se si considera che rappresenta circa il 10% dei santuari presenti in Italia dedicati a Maria. Ma la passione e l'interesse religiosi trovano traduzione anche nell'impegno nelle strutture politiche ed economiche. I molti cittadini cattolici che negli anni si impegnarono nelle diverse istituzioni politiche e nelle organizzazioni sociali ed economiche per la gran parte avevano tra i propri scopi prioritari quello religioso. L'impegno nelle amministrazioni comunali era motivato anche dal fatto che dal Comune dipendevano le scuole elementari e dunque la proposta educativa e formativa delle giovani generazioni. La stessa preoccupazione emerge per esempio quando i cattolici si occupano dell'organizzazione economica cooperativistica. Interessanti al riguardo risultato essere i regolamenti delle cooperative dove per esempio si proibiva di bestemmiare o si obbligava l'istruzione religiosa dei figli.
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Negli anni più recenti queste preoccupazioni si sono tradotte in un'attenzione alla dignità della persona e alla qualità della vita. Il Triveneto in questo ambito è davvero un caso di grandissimo interesse. Senza volerci addentrare in un'analisi dettagliata basti qui ricordare che la prima latteria cooperativa fu fondata da un prete bellunese don Antonio Della Lucia a Canale d'Agordo nel 1872. La prima cassa rurale cattolica fu invece fondata a Gambarare da don Luigi Cerutti nel 1892. Molto spesso poi alle Cassa Rurale si aggiungeva una Sezione di carità reciproca, da cui in caso di malattia o infortunio il socio poteva godere di un piccolo sussidio per alcuni mesi. Le case rurali poi avrebbero dovuto aiutare la permanenza della religiosità sia impedendo ai contadini di aderire al movimento socialista anticlericale e antireligioso, sia contribuendo alla conquista delle amministrazioni comunali. Nel 1896 nel Veneto si potevano contare ben 312 casse rurali. Accanto alle casse rurali poi sorsero numerose iniziative cooperative promosse anche da cattolici oltre ala fioritura di patronati, leghe dei contadini e degli operai, e a giornali propri. Questa attenzione ai bisogni emergenti e questa spinta a tradurre in fatti concreti la propria fede è una caratteristica che proseguirà anche nel `900 e che avrà nell'associazionismo cattolico uno degli ambiti di espressione pi significativi. In particolare nella secondo dopo guerra lo sviluppo dell'associazionismo cattolico anche nel Triveneto porta ad un rinnovato impegno anche in ambito sociale e politico dei cattolici. Ma la seconda metà del `900 ha portato anche nel Triveneto il progressivo manifestarsi e diffondersi del processo di secolarizzazione. Questo ha portato alla rottura di quello che potremo definire il monolitismo del mondo cattolico che aveva fatto della nostra Regione "la sacrestia d'Italia". In particolare dagli anni '70 nel Triveneto e in particolare nel Veneto si è assistito ad un tumultuoso sviluppo con un progresso economico e sociale mai registrato prima. Questo ha messo in profonda discussione il modello Veneto e i suoi elementi identitari tanto che qualcuno parla di una crisi d'identità di una regione che non sa più bene chi è e verso dove sta andando. Anche dal punto di vista del vissuto della fede e del vissuto ecclesiale gli ultimi decenni hanno visto dei grandi cambiamenti. Il Veneto non è più la sacrestia d'Italia e le Chiese locali si stanno interrogando sulla capacità e sulle modalità di trasmettere la fede.
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Le forme religiose del passato appaiono infatti inadeguate. La pastorale molto strutturata degli ultimi 20 anni ha dato risultati importanti ma sta facendo emergere anche dei limiti molto forti. In questa prospettiva si inseriscono occasioni di verifica e riprogettazione che le nostre chiese locali stanno vivendo. La nostra diocesi, al riguardo, é impegnata proprio attraverso un sinodo dei giovani a ripensare il modo di dire la fede alle giovani generazioni. Accanto a questo permane la presenza di un associazionismo ecclesiale vivace e intraprendente anche se ridotto rispetto al passato nei numeri. Le forme di presenza dei cattolici nella società sono state ripensate alla luce anche di un pluralismo che non ha ancora però trovato una maturità di vissuto e un compiuto equilibrio di espressione. Questi profondi cambiamenti ci chiedono in che modo fare i conti con la tradizione, come tenerne conto, valorizzarla e trasmetterla. In questo ambito ci è chiesto anche di capire, ed è chiesto alla chiesa tutta di comprendere qual è il senso e il valore dell'associazionismo oggi dei diversi carismi che questo esprime e per quanto riguarda la nostra associazione anche della ministerialità che rappresenta. Il convegno di oggi rappresenta un'ulteriore tappa in questa ricerca.
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