Volocom
Documento selezionato 
La radice che porta al futuro Visualizza il documento originale
Documento del: 01/05/2007
Fonte: Segno Per
Autore: Franco Miano
La formazione in Ac rappresenta
una parola decisiva, un
impegno attorno a cui si è
costruita tanta parte della sua vicenda
passata e presente. Ed è comunque
parola anche del futuro. In fondo il
futuro dell’Ac dipende proprio dalla
capacità dell’associazione di continuare
a formare uomini liberi e responsabili,
credenti impegnati in un cammino permanente
di crescita nella fede e in umanità.
Una particolare declinazione della
più complessa opera di formazione della
coscienza personale, luogo in cui, nell’incontro
con il
Signore, matura la
propria risposta e
scelta di fede e in
cui si alimenta la
testimonianza cristiana,
è sicuramente
la formazione
ad assumersi
r e s p o n s a b i l i t à
nella vita sociale e
politica, la formazione
alle responsabilità
civili.
Formare alle responsabilità civili significa
evitare interessi di parte, apprendere
invece che si è parte di un tutto (comunità,
società…), di un intero che ha
bisogno di noi, del nostro apporto competente
e della nostra dedizione. Formare
alle responsabilità civili significa
porre al centro, alla luce del Vangelo e
del Magistero sociale, la persona e il
bene comune.
Il Progetto formativo Perché sia formato
Cristo in voi ci aiuta a tradurre tali irrinunciabili
elementi di fondo: «Dio ci
vuole responsabili della città degli
uomini, cioè del contesto umano e organizzato
di cui siamo parte, che ci è dato
come dono e come compito. Essere cittadini
significa conoscere e comprendere il
nostro tempo..., cogliendo significati e
rischi insiti nelle trasformazioni... in
atto, assumendo l’atteggiamento di chi
queste trasformazioni non si limita a
rifiutarle o a celebrarle inmaniera acritica,
ma le affronta come frutto del proprio
tempo...; coniugando la capacità di
pensiero critico nel giudicare con l’integrità
etica nell’agire, ma accettando... il
rischio delle scelte storicamente situate, nella consapevolezza della parzialità del
bene che l’uomo è capace di realizzare.
Significa riscoprire il valore della partecipazione
– che contrasta ogni tentazione
di delega – come modo normale di
essere cittadini e non ospiti occasionali
delle nostre città» .
• L’oggi come dono e come compito.
La Gaudiumet spes ricorda: «Le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce degli
uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e
di tutti coloro che soffrono, sono pure le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce
dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di
genuinamente umano che non trovi eco
nel loro cuore». Questo insegnamento
offre ad ogni impegno di formazione
fondamento e concretezza insieme.
L’oggi è per noi sempre dono e compito,
il dono di luoghi, persone, situazioni da
accogliere, il compito di sentirle profondamente
nostre e di amarle pienamente
e generosamente. Una solidarietà
con l’oggi e con la sua quotidianità.
• Affinamento del senso critico. È per
questo che «c’è bisogno di un’associazione
in grado di aiutare ogni singolo socio
e l’intera comunità cristiana ad acquisire
una laicità dello sguardo, capace di
penetrare nelle pieghe del vissuto, di abitare
criticamente i linguaggi dell’oggi, di
conoscerli e utilizzarli profeticamente
per comunicare la bellezza, il senso e il
valore di una vita salvata e redenta»
(Volti e segni di speranza.Contributo dell’Ac
al IV Convegno ecclesiale).
Le Linee programmatiche per l’anno
associativo 2007-2008 riprendono questo
spunto: «Urgente si conferma anche
il tradizionale impegno dell’associazione nell’analisi e nella elaborazione
culturale: un
servizio di lettura ed interpretazione del
mondo contemporaneo, ma anche di
sensibilizzazione dell’opinione pubblica
circa il bene comune e i valori ad esso
congiunti», un contributo importante
sempre, ma ancor più nell’oggi in cui
aumentano in modo esponenziale
strumenti e velocità di comunicazione
delle informazioni, ma si assiste presso
le società più ricche ad una dinamica
di rimozione, soprattutto della povertà
e dei conflitti armati che dilaniano
interi paesi. E la rimozione è il fondamento
della deresponsabilizzazione,
della massificazione, dell’indifferenza,
del non voler sapere. Solo l’orizzonte
della verità può favorire la nascita di
una vera comunità, fondata
su pace e giustizia.
Ecco allora che formazione significa
anche diffusione capillare dell’informazione,
capacità di promuovere
dibattito pubblico sulle questioni del
bene comune, vigilanza e affinamento
del senso critico.
• Integrità etica, senso della cittadinanza.
La formazione alle responsabilità
civili non è solo un esercizio intellettuale,
non si dà senza alimentare e vivere un
ethos della vita quotidiana e della vita
comunitaria.Questo ethos si pone come
consapevolezza concreta dell’inviolabilità
dei diritti della persona umana, vigilanza
contro l’assuefazione all’inganno.
Da questo ethos non può non scaturire
quella “cittadinanza attiva”, che è capacità dei cittadini di auto–organizzarsi,
di mobilitare risorse umane, finanziarie
e di occuparsi della tutela dei diritti
esercitando poteri e responsabilità allo
scopo di contribuire alla cura e allo sviluppo
del bene e dei beni comuni e di
colmare lo scarto tra le leggi e la loro
quotidiana attuazione.
Una responsabilità così intesa è fondata
su un radicale cambiamento di mentalità,
su una conversione sia morale sia
intellettuale. Un rivolgimento assolutamente
indispensabile che tocca contemporaneamente
le dimensioni dell’etica e
della politica, innestate nel più ampio
alveo di una ricerca della verità, che
appartiene ad ogni uomo.
• La partecipazione. Ecco allora l’esigenza
di formare alla partecipazione. La
riduzione del politico al tecnico e
all’economico, i problemi posti dalla
rivoluzione tecnologica e dagli squilibri
ecologici, dai particolarismi e dalle
rivendicazioni etniche, dalla crescente
sperequazione nella distribuzione della
ricchezza fra paesi industrializzati e
paesi poveri, provocano un senso di
impotenza che porta al deperimento
della vita democratica, all’indebolimento
del senso civico e al rifugio nel privato
proponendo con forza l’interrogativo
radicale sul senso e sulle caratteristiche
della partecipazione oggi. L’Azione cattolica
non può non assumere questi
interrogativi a partire dal suo stesso
essere esperienza viva di partecipazione
popolare in cui tangibilmente si
apprende il valore inestimabile della
partecipazione.
• Parzialità del bene, amore per la città.
Chi conosce la bellezza della partecipazione,
è esperto anche della fatica. Formare
alle responsabilità civile significa
avere il senso cristiano della storia, avere
la pazienza dei tempi lunghi e la gioia
della semina, significa sapere che il bene
non si attua mai del tutto. La consapevolezza
della parzialità del bene è l’altra
faccia dell’amore vivo e vero per la propria
città. Chi conosce la continua tensione
esistente fra il fine ultimo della
promozione piena dell’uomo, mai pienamente
compiuto, e i gesti di giustizia
e solidarietà che quotidianamente possono
essere attuati mai completamente
all’altezza di quel fine trova in questo
limite non il freno, ma lo slancio ulteriore
per un impegno responsabile e
appassionato per la propria terra. «Ri–
amare la città è la sintesi dell’impegno –
non episodico o residuale – che l’associazione
vuole esprimere verso contesti
sociali e civili dentro cui è radicata.
Desideriamo essere e diventare, sempre
più, spazio entro cui si coltiva l’interesse
per la vita della città, sia attraverso i percorsi
formativi ordinari di educazione
della cittadinanza, sia creando luoghi di
discernimento e di dialogo, per costruire
e perseguire il bene comune, inteso
non come la somma degli interessi individuali,
ma come il bene di tutto l’uomo
e di tutti gli uomini» (Volti e segni di
speranza, cit).
Documenti correlati:

Documenti Redazione 
01/07/2009 Etica e politica (Ricerca) Visualizza il documento originale
autentica partecipazione ai processi decisionali della politica, come rifiuto dell'oppressione e lotta contro ogni violenza e arbitrio irragionevole, come senso della legge. Un ethos che si concretizza nell'assunzione del rispetto come regola fondamentale di ogni rapporto interumano, nella vigilanza contro l'assuefazione all'inganno e alla ""banalità del male"".