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" Disegni di affettività". Incontro per fidanzati e per quanti ne accompagnano il percorso formativo - Laboratorio per operatori pastorali Visualizza il documento originale
Documento del: 09/02/2007
Fonte: Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Pietro Boffi
I percorsi di preparazione al matrimonio alla luce di una ricerca in Lombardia Pietro Boffi Centro Internazionale Studi Famiglia
A qualche anno di distanza dalla pubblicazione della guida per gli animatori degli itinerari di preparazione al matrimonio, la Consulta regionale per la pastorale della famiglia ha ritenuto opportuno verificare come, nelle parrocchie di Lombardia, si stiano attuando tali percorsi, alla luce degli strumenti proposti e del rinnovamento richiesto. A questo scopo, ha promosso un'indagine conoscitiva, consistente in una parte quantitativa e in una qualitativa, al fine di censire tutti i percorsi di preparazione al matrimonio realizzati nell'anno pastorale 2003/2004 nelle dieci Diocesi di Lombardia. Si è stimato che i percorsi censiti siano circa il 75-80% di tutti i percorsi effettuati nel corso del 2003/2004 nelle parrocchie lombarde. Ciò che viene qui esposto rappresenta solo una breve sintesi di quanto tale attività di ricerca ha saputo far emergere. La quantità e la qualità dei dati costituiscono infatti una banca dati molto interessante ed articolata, il cui valore supera certamente i confini della regione interessata (la Lombardia) e per taluni aspetti può essere significativa per l'intero territorio nazionale. La cura pastorale dei fidanzati è da sempre una delle attività centrali delle comunità cristiane. Infatti, il sacramento del matrimonio si rivela, oggi più di ieri, lo snodo centrale e critico nel compito appassionante e formidabile dell'evangelizzazione. Ma qual è il profilo attuale dei fidanzati che accedono ai percorsi di preparazione? Con il passare degli anni l'età dei fidanzati che scelgono la proposta dei percorsi di preparazione al matrimonio è andata crescendo: circa la metà dei fidanzati, infatti, ha più di trent'anni e uno su dieci è un over 35. Il fenomeno della crescente presenza ai percorsi di preparazione al matrimonio di fidanzati non più giovanissimi porta con sé alcuni elementi di novità nella gestione dei percorsi stessi. L'innalzamento medio dell'età, infatti, da un lato comporta l'aver acquisito maggiore esperienza, maturità, strutturazione della personalità e visione del mondo, dall'altro può significare anche una maggior rigidità, determinazione e coerenza. A fronte del fenomeno della secolarizzazione, l'innalzamento medio dell'età può voler dire anche un numero maggiore di anni trascorsi "lontani" dalla Chiesa e dalla pratica religiosa, con la conseguente necessità di rafforzare la formazione su alcuni fondamenti di catechesi. In questo senso, la partecipazione ai percorsi di preparazione al matrimonio può divenire un vero e proprio percorso di ripresa della scelta cristiana, in chiave personale e vocazionale. La convivenza prematrimoniale sembra essere un comportamento che si sta diffondendo tra i giovani, soprattutto negli ultimi anni. In Lombardia, ma il discorso vale per tutto il Centro-Nord Italia, in media una coppia ogni quattro, tra quelle che partecipano ai percorsi di preparazione al matrimonio, vive già una relazione di convivenza. In alcune diocesi si arriva ad una diffusione pari ad una coppia in situazione di convivenza ogni tre. Il fatto che queste coppie abbiano deciso di regolare la propria relazione e unione con il sacramento del matrimonio è certamente un segnale positivo, che viene accolto e letto con attenzione. Oltre all'accoglienza però, si sente la necessità e l'urgenza di lavorare maggiormente su questo tema in un'ottica di prevenzione, fornendo ai giovani fidanzati degli utili e semplici strumenti di confronto che possano aiutarli a comprendere, prima di scegliere, quanto e come la convivenza non porti esclusivamente dei vantaggi, ma anzi possa segnare con incertezze e precarietà l'intero ciclo di vita. Una necessità ulteriore è quella di intensificare il coinvolgimento e la formazione/sensibilizzazione, su questi temi, degli operatori che intercettano gli adolescenti e i giovani (catechisti, animatori, insegnanti di religione, ecc.). Alla luce di questi fenomeni viene quindi naturale chiedersi quali aspetti e caratteristiche stiano cambiando nei percorsi e quali siano gli accorgimenti o le attenzioni da prendere. Altri interrogativi riguardano le relazioni e le dinamiche che si instaurano all'interno dei percorsi tra le coppie conviventi e quelle che non lo sono e, infine, quanto i conduttori e gli animatori siano disposti a prendere in considerazione tutto ciò. È ormai assodato che oggi viviamo in una società con alti livelli di mobilità. Per esigenze diverse ci si sposta sempre più frequentemente da una comunità all'altra, con il rischio di divenire dei "nomadi" che dichiarano di appartenere a più comunità, ma che in definitiva non appartengono a nessuna in particolare. Questo fenomeno è ormai esteso, in varie forme, ad un crescente numero di persone e famiglie e interroga profondamente un po' tutte le proposte pastorali che fanno perno intorno alla comunità parrocchiale e al principio del radicamento comunitario. Tra i giovani, la mobilità sembra essere ancor più diffusa e di questo abbiamo una riprova nel fatto che in Lombardia una coppia su due, tra quelle che partecipano ai percorsi di preparazione al matrimonio, proviene da un'altra comunità parrocchiale. Solo in una coppia su tre, ambedue i fidanzati risiedono, al momento dell'iscrizione, nella comunità parrocchiale in cui si organizza il percorso.
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In media i percorsi di preparazione al matrimonio si articolano in nove incontri. Solo in un terzo dei percorsi si sono realizzati un numero di incontri inferiore a nove. Significativo è anche il dato che nel 18% dei percorsi, il numero degli incontri è maggiore di undici. Da segnalare la presenza di un percorso di 26 incontri, ma anche uno di 24 e uno di 23. Anche il numero degli incontri, come del resto la durata dei percorsi, è un fattore che può essere messo in relazione con l'efficacia e il risultato del percorso stesso. Individuare quale sia il numero di incontri più adatto è certamente un'operazione ardua, di fatto è innegabile che vi sia una spiccata diversità e articolazione nelle proposte: si va dalla proposta con 5/6 incontri per una durata complessiva di un mese, a quella con 26 incontri distribuiti su nove mesi. Mediamente, i percorsi si sviluppano in un arco temporale di circa due mesi. Tra gli obiettivi che generalmente si intendono perseguire attraverso la realizzazione dei percorsi vi è senz'altro quello di offrire alcuni spunti ai fidanzati, per aiutarli nel discernimento di cosa significhi questa loro vocazione alla vita matrimoniale. Ci si augura anche che, là dove non ci fossero le effettive condizioni per la vita matrimoniale, il percorso aiuti i fidanzati a rivedere la propria scelta, magari anche solo prendendosi un po' più di tempo per maturarla con maggiore consapevolezza. Certo è che può risultare difficile mettersi in un atteggiamento di ascolto e di ricerca quando si sono già prese alcune importanti e impegnative decisioni, come ad esempio l'acquisto di una casa, la data delle nozze, la prenotazione del pranzo e del viaggio di nozze, ecc. La scelta di percorrere il cammino della vita coniugale/matrimoniale, nonché genitoriale, è certamente da incoraggiare, pur tuttavia non vanno taciuti neppure gli aspetti d'impegno e di responsabilità da assumere con discernimento critico e determinazione, senza creare inopportuni spauracchi. Alla luce di quanto detto, andrebbero incentivate tutte le attività e le attenzioni che in qualche modo stimolano i fidanzati a frequentare il percorso con un debito anticipo rispetto alla data del matrimonio, ma anche a tenere viva la loro ricerca vocazionale una volta che questo sia terminato. Tutto ciò sottolinea l'importanza di non ridurre la cura pastorale dell'intero tempo del fidanzamento alla sola proposta del percorso di preparazione al matrimonio. Nello stesso tempo, è constatazione evidente, sia pur amara, che per molti il sacramento della cresima segni di fatto un abbandono della pratica religiosa: ricevuti i sacramenti dell'iniziazione cristiana, si ritiene di non aver più bisogno di catechesi, almeno fino al matrimonio. Il problema è dunque squisitamente pastorale; occorre riempire questi vuoti anche per innestare un "circolo virtuoso": gli operatori ben evidenziano che se c'è un cammino alle spalle, anche il percorso per i fidanzati potrà essere più incisivo e significativo (non solo una bella parentesi nella propria vita), da lì si potrà poi proseguire con incontri per giovani coppie e poi i gruppi familiari... È pur vero che oggi è scomparso quello che si chiamava il tempo del fidanzamento: i giovani dicono "stiamo insieme", ma non sempre è chiara la prospettiva: è difficile identificare coppie che siano consapevoli di percorrere un cammino che nel giro di alcuni anni li porterà al matrimonio; tale consapevolezza pare emergere solo quando i tempi sono ormai vicini, un anno o poco più, ma allora frequentano il corso per fidanzati... è quindi una fascia di utenza difficile da identificare e reperire. La radice dell'insufficienza di proposte e di utenti pare essere però, in ultima analisi, la mancanza di una lettura vocazionale del matrimonio: ogni azione educativa, come ricorda il Direttorio di pastorale familiare, possiede una intrinseca dimensione vocazionale, deve cioè aiutare ogni persona a crescere come tale in una libertà che si apre all'amore e alla donazione di sé. Ciascuno quindi deve essere aiutato a riconoscere e seguire la vocazione fondamentale all'amore nelle diverse scelte di vita, nel matrimonio come anche nella verginità. Il cammino di preparazione va dunque affrontato in tempi remoti affinché si possa compiere un graduale discernimento non sulla persona, ma sulla scelta matrimoniale in sé. Gli operatori intervistati sottolineano come il parlare di vocazione al matrimonio spaventi un po' i giovani, per questo è importante un cammino lungo, che li aiuti a scoprire la vita come dono e vocazione all'amore soprattutto negli anni dove è prevalente l'aspetto della progettualità. Risorsa ormai fondamentale, per l'organizzazione e la gestione dei percorsi di preparazione al matrimonio, è senz'altro quella degli animatori. Questi, soprattutto in coppia, ma anche singolarmente, animano e gestiscono con impegno e responsabilità diverse attività essenziali per la buona riuscita del percorso. Un capitale umano e conoscitivo, questo, in continua crescita, che esige indubbiamente una cura e una valorizzazione su diversi fronti. Vi è da interrogarsi su quanto questo sia un fenomeno che si è incrementato soprattutto negli ultimi anni ed eventualmente sui motivi di tale crescita. Altro interrogativo è senz'altro quello riferito alle attività di coordinamento e a quelle della formazione. Come avviene la formazione dei nuovi operatori e l'aggiornamento formativo per quegli operatori con più esperienza? Su questo ultimo quesito è stato possibile avere un riscontro, facendo esprimere agli organizzatori dei percorsi una valutazione in merito a quanto il numero degli animatori, ma anche il loro livello di preparazione, abbia influenzato in modo positivo il risultato complessivo del percorso organizzato. Dai dati emerge soprattutto l'importanza della preparazione, mentre livelli meno significativi, ma comunque considerevoli, riguardano il numero degli operatori. Questo pare essere uno degli aspetti cruciali: a fronte di un numero veramente ragguardevole di persone che svolgono con passione e dedizione il servizio di accompagnamento dei fidanzati in cammino verso il matrimonio, si evidenzia una grande necessità di formazione specifica che essi stessi richiedono e avvertono come indispensabile. È estremamente positivo notare come persone già molto impegnate per le mille incombenze che la quotidianità impone (ciò vale per le coppie quanto per i sacerdoti) riescano non solo a trovare tempo da dedicare a questa attività, ma addirittura chiedano di poter svolgere più incontri per essere sempre meglio attrezzati per tale cammino: certamente questo è segno di grande serietà e responsabilità. Ciò che balza all'occhio è come ciascuno senta una carenza sugli aspetti che lo coinvolgono di meno nell'esperienza propria di vita: i sacerdoti sanno di avere una discreta preparazione - 26 -

teorica, ma poca conoscenza delle dinamiche concrete della vita di coppia e di famiglia; al contrario le coppie si sentono in grado di offrire la propria testimonianza di vita, ma poco competenti nell'offrire dei contenuti teologici. Un nodo fondamentale emerge quindi con chiarezza: il futuro della pastorale familiare passa anche attraverso una crescente valorizzazione della complementarietà tra il sacramento dell'ordine e quello del matrimonio. I percorsi di preparazione al matrimonio sono senz'altro una presenza significativa all'interno delle comunità, ma ancor più sono una risorsa importante per tutte quelle coppie di fidanzati che intendono vivere la propria vocazione mettendo al centro il sacramento del matrimonio. È illusorio però pensare che attraverso un percorso, sì impegnativo e ben organizzato, ma che dura una trentina di ore articolate su un arco temporale di circa due mesi, si possano far passare tutti i contenuti e le proposte. Tra l'altro, per alcuni fidanzati l'esperienza dei percorsi di preparazione al matrimonio è l'occasione per riprendere un cammino di fede e di contatto con la comunità parrocchiale. Il bisogno che portano è, quindi, anche quello di essere aiutati a mettere a frutto quanto attraverso il percorso è stato seminato e ha cominciato a germogliare. Dai dati raccolti emerge che frequentemente le coppie di fidanzati esprimono il desiderio di mantenere una certa continuità nei rapporti instaurati. Questo bisogno sembra essere più l'espressione di un desiderio di socialità, ma merita comunque di essere accolto in quanto primo germe di comunione. Le iniziative per le coppie nei primi anni di matrimonio appaiono invece ancora sporadiche e sperimentali: si sente l'esigenza di un assestamento e una sistematizzazione; la mancanza di organicità è deleteria e solo la stabilità dà la consuetudine (in fondo è stato così anche per i corsi fidanzati...). Sarebbe forse auspicabile individuare dei momenti "fissi" per richiamare le giovani coppie (primo anniversario, san Valentino, festa della famiglia...), il che faciliterebbe anche una programmazione degli impegni sia da parte del sacerdote, sia delle coppie stesse; viceversa si fa molta fatica e ogni proposta diventa una "rincorsa". Si potrebbe tentare qualche sperimentazione da testare e proporre dopo i necessari aggiustamenti; forse si potrebbe anche tentare un percorso integrato "ciclico" (primo anno questo, secondo quest'altro...), pur con una certa libertà, che consentirebbe di predisporre cammini ad hoc: diversa è la situazione della giovane coppia da sola, da quella al primo figlio, da quella con bambini piccoli...Il Direttorio di Pastorale Familiare delineava già delle tracce abbastanza precise, ma a livello attuativo ci sono ancora dei problemi. Non è fonte di discussione il fatto che i gruppi famiglia siano importanti e ci debbano essere, ma piuttosto ci si interroga sulle modalità con cui gestire queste iniziative, anche da un punto di vista organizzativo, legato alle esigenze delle famiglie e dunque alla concreta possibilità di partecipazione. I gruppi familiari, parrocchiali e non, che si vanno sempre più diffondendo, non sono certo una "moda" pastorale; piuttosto, si incomincia gradualmente a considerare la famiglia non più solo destinataria, bensì soggetto di pastorale che contribuisce all'edificazione della Chiesa stessa in forza di una specifica ministerialità. Attraverso i gruppi familiari infatti si realizza quella promozione del laicato già auspicata dal Concilio e la riscoperta del matrimonio cristiano non solo come vocazione specifica, ma anche come missione nella Chiesa e nella società. Queste iniziative sorgono a vari livelli: parrocchia, movimenti, in modo spontaneo... ciascuno con pregi e limiti. I gruppi familiari parrocchiali sono espressione di una territorialità, una comunità che vive gli stessi problemi e gli stessi spazi e possono diventare un po' il punto di riferimento particolare della pastorale familiare all'interno della parrocchia; il rischio è quello della chiusura se mancano momenti più allargati (ad esempio a livello diocesano) o di essere troppo legati alla figura di un sacerdote particolarmente carismatico (quando il sacerdote va via, il gruppo si disorienta e si scioglie); inoltre nelle parrocchie piccole i numeri sono spesso insufficienti per avviare discorsi di questo tipo. Le proposte dei movimenti, spesso "più forti" perché frutto di una scelta più consapevole e precisa e con un orizzonte più ampio, non sono però radicate nel tessuto parrocchiale; tuttavia sono attività significative che andrebbero valorizzate e co-gestite. Occorre dunque uno sforzo per armonizzare e integrare queste realtà prendendo il meglio da ciascuna, anche con una grande apertura di cuore. Una costante e sistematica opera di coordinamento tra i vari settori pastorali, che coinvolga e valorizzi gli apporti di ciascuno, sembra essere la via più indicata per mettere realmente la famiglia al centro dell'azione evangelizzatrice della Chiesa, come ripetutamente e autorevolmente auspicato dal Magistero. Attualmente, però, la realtà pare essere un po' diversa: dall'indagine emerge infatti con chiarezza che a livello generale la pastorale è segnata dalla presenza di una molteplicità di uffici e servizi poco coordinati tra loro, come se mancasse un centro unificatore e quindi si fa pastorale giovanile, pastorale scolastica, pastorale del lavoro, della terza età, ecc., spesso privilegiando un settore o un altro a secondo della sensibilità personale dei sacerdoti. La logica che soggiace a questo modo di procedere pare dunque quella di una "pastorale per obiettivi" piuttosto che di una pastorale globale. Gli operatori intervistati invece sottolineano con molta forza come la prospettiva fondamentale, la sola forse in grado di operare una convergenza di intenti, è quella che mette al centro la famiglia, per sua natura luogo oggettivo unificante di tutta l'azione pastorale, non solo perché quasi tutte le azioni pastorali chiamano in causa più o meno direttamente la famiglia, ma soprattutto perché è essa stessa contemporaneamente oggetto e soggetto di pastorale. A questo punto però emerge una seria riflessione: la pastorale familiare pare essere attualmente un percorso a salti, con buchi notevoli fra una fase e l'altra (il vuoto tra la cresima e il corso fidanzati, poi di nuovo fino al battesimo del figlio, alla prima comunione): come è possibile che svolga un'azione unificatrice quando essa stessa è "settoriale" al suo interno? Il suo primo obiettivo sarà dunque quello di unificare innanzitutto se stessa, perché solo così potrà divenire dimensione trasversale che armonizza l'intero progetto pastorale. - 27 -

I percorsi per i fidanzati, infatti, paiono avere una vita propria che inizia e si conclude con il corso stesso. Sono dunque pastorale "ordinaria" nel senso che la preparazione al matrimonio rientra ormai ovunque nel programma pastorale della parrocchia, ma non pastorale d'insieme: si tratta di una parentesi, a volte anche molto bella, ma decisamente a sé stante. Le responsabilità sono diverse, dovute soprattutto alla finestra temporale sempre più lunga di lontananza dalla Chiesa (visto l'innalzamento dell'età dei fidanzati), un lungo spazio di silenzio sempre più secolarizzato, anche perché «la pastorale giovanile annaspa... non si sa chi andare a prendere e come... scarseggiano le proposte per questa fascia d'età» e mancano le forme di accompagnamento remoto all'amore. Questo "buco" sembra significare che la pastorale d'insieme non c'è, o almeno non si vede. Vi è un investimento molto forte sulla iniziazione cristiana, un po' meno sull'adolescenza, quasi niente sugli adulti. La difficoltà ad inserire i fidanzati dentro un cammino integrato, in un progetto pastorale globale, nasce spesso dal fatto che scarseggiano le proposte per il mondo adulto nelle sue diverse fasce d'età. L'attenzione alla famiglia potrebbe costituire il luogo privilegiato per essere attenti a tutta la realtà delle persone adulte (non solo ai giovani che si sposano, ma anche i separati, o i vedovi) che spesso invece finiscono per restare ai margini dell'azione pastorale. Ritorna allora la fondamentale questione di rendere le famiglie non solo destinatarie, ma soggetti di un percorso, coinvolgendole nell'accompagnamento dei figli dal battesimo in poi. Probabilmente, questa scelta di una dimensione familiare della pastorale diverrà "scelta obbligata" su cui far convergere le energie: la pastorale a compartimenti stagni mostra tutte le sue debolezze, soprattutto a livello di fidanzati. La questione dunque non va letta in chiave utilitaristica o funzionale, bensì come beneficio per tutta la comunità parrocchiale, perché permette alla coppia in quanto tale di essere protagonista nella Chiesa.
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