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Disegni di affettività Gli affetti tra promesse e speranza: solo finché dura?
Documento del: 09/02/2007
Fonte:
Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Luigi Alici
1. Cinque percorsi in un unico disegno L'iniziativa odierna si inserisce all'interno di un disegno più ampio, che si colloca nel percorso avviato dall'Ac per dare seguito e voce alle intuizioni e agli orientamenti emersi dal Convegno Ecclesiale. Esso prevede altri quattro incontri analoghi: a Taranto, sul lavoro e sulla festa; a Vicenza, sulla tradizione; a Napoli, sulla cittadinanza; a Bosisio Parini, sulla fragilità. Le iniziative sono promosse in accordo con le Chiese locali, con il Progetto culturale e, dove è possibile, con altre aggregazioni. Con questa scelta desideriamo evidenziare la nostra convinzione che tra i germogli affidati in maniera particolare al laicato cattolico italiano a Verona va posta proprio l'accoglienza dei cinque ambiti, intesi come dimensioni strategiche del vissuto, dentro le quali solo un'associazione laicale è in grado di leggere, decifrare e favorire l'incontro tra le domande dell'uomo e la risposta del Risorto. È molto importante per noi aiutare tutta la Chiesa ad assumere uno sguardo laicale su questi ambiti, che costituiscono dimensioni non neutre o ostili, da "colonizzare", ma delicate, vulnerabili e dunque preziose. Dentro di esse dovremmo imparare a leggere più in profondità, utilizzando una lente di ingrandimento, e quindi un megafono per raccontare quanto abbiamo scoperto. Si tratta di una lettura e di una scoperta che è fondamentale realizzare insieme, come parte integrante delle prospettive offerte dal Convegno Ecclesiale In una società consumistica che troppo spesso scrive per tutti noi l'agenda di ciò di cui si deve parlare, e tende ad archiviare facilmente gli aspetti positivi, è importante inserire esperienze esemplari all'interno di un percorso che impedisca loro di avere una visibilità intermittente, che risulta poco costruttiva per la vita del laicato cattolico in Italia. 2. Tre direttrici del Convegno ecclesiale Chi ha partecipato al Convegno di Verona non può non aver riportato con sé almeno tre direttrici di approfondimento, che in modo semplificato potremmo definire come il mistero di Dio, il mistero dell'uomo e il mistero della Chiesa. Anzitutto, abbiamo capito che possiamo gettare l'àncora della speranza soltanto nella contemplazione del Risorto. È questo il "valori aggiunto" della speranza cristiana, rispetto alla semplice attesa puramente umana: la speranza può sporgersi oltre il male e la morte, proprio perché è figlia del perdono e della resurrezione. In secondo luogo, tale contemplazione può essere coltivata con responsabilità e senso di gratitudine soltanto da chi è in grado di stupirsi del mistero dell'uomo. Questi non è un'entità biologica neutra, sulla quale i credenti vogliono apporre un'etichetta religiosa, ma è l'unico essere nel quale il finito e l'infinito misteriosamente si toccano. L'attenzione alla questione antropologica va, per certi versi, in questa direzione. Infine, a Verona abbiamo meditato il mistero della Chiesa: se la Chiesa non vuole allontanarsi dal cuore e dalla vita delle persone, deve imparare a perseguire una pastorale veramente integrata, quindi anche a "scomplicarsi", a ritrovare l'essenziale, a leggere dentro quella grammatica elementare dell'umano di cui l'affettività è una delle forme più significative ed esemplari. Questa riflessione va collocata all'interno della consegna che è stata affidata a tutti i laici cattolici a Verona. Essa deve essere anche vista, però, tenendo conto del clima di armonia cooperativa che abbiamo registrato con gioioso stupore durante il Convegno, e che chiede di compiere dei passi avanti coraggiosi. Dobbiamo cioè trasformare quel dono di straordinaria sintonia fatto al laicato cattolico in un rinnovato impegno di responsabilità. A chi molto è stato dato, infatti, molto sarà chiesto. 3. Oltre il Convegno: spunti dall'introduzione e dalla sintesi dell'ambito Il metodo più opportuno per riflettere sul tema dell'affettività è quello di compiere una rilettura attenta dell'introduzione all'ambito e della sintesi finale, che costituiscono il frutto di una ricerca corale. Se infatti nella seconda, in forma sufficientemente rappresentativa, è riportato il lavoro dei gruppi di studio, la stessa introduzione non è opera di una singola persona, ma è passata attraverso verifiche effettuate nei seminari preparatori. Si tratta, pertanto, di testi significativi e ponderati, dai quali non possiamo prescindere. Dovremmo quindi riprenderli in mano nelle nostre associazioni, rileggerli, promuovere incontri per discuterli e trarre da essi elementi per proseguire il percorso avviato. È questo un metodo corretto da assumere perché il Convegno ecclesiale non termini a Verona, ma continui nelle nostre associazioni. Questo, tra l'altro, risponde a un'esigenza avvertita diffusamente, che dobbiamo tenere viva, alimentare, sussidiare. 3.1 L'introduzione L'introduzione all'ambito è molto ricca. Essa ha forse un carattere tecnico, ma imposta in maniera corretta la sfida che oggi abbiamo davanti quando parliamo di affettività. È un testo che invita, cioè, a cogliere i due lati di una relazione costruita nel segno dell'amore, aiutando a leggere insieme il lato affettivo e quello etico. In questo duplice aspetto si - 30 -
evidenzia, in maniera intelligente, un riflesso antropologico che oggi, anche alla luce di alcune vicende sociali e politiche, diventa particolarmente urgente. Si sottolinea infatti la necessità di comprendere il valore originario della differenza di sesso, imparando a capire perché il lessico dell'amore può essere declinato al femminile e al maschile, in uno spirito di potenziale reciprocità. Se non vogliamo assumere atteggiamenti superficialmente moralistici, dobbiamo sconfiggere la tentazione di agnosticismo antropologico, cercando di verificare in quale misura si può parlare - come dice Raffaella Iafrate nell'introduzione - della qualità affettiva dell'amore, che sviluppa soprattutto il "lato femminile" della fiducia e della speranza, e della sua qualità etica, che sviluppa soprattutto il "lato maschile" della lealtà e della giustizia. Si tratta di un elemento interessante, anche perché dobbiamo riconoscere un deficit di elaborazione antropologica su questo punto. Nell'introduzione è poi presente una riflessione intorno ai legami e sulla famiglia, che evidenzia elementi di grande attualità, scritti in un contesto non ancora distratto dall'agenda mediatica, che continuamente vorrebbe costringerci a "giocare in difesa", facendo passare in secondo piano la vera urgenza: quella dell'impegno educativo e formativo. Credo quindi che sia un testo che dovremmo meditare, per farne poi uno strumento di lavoro. 3.2 La sintesi La sintesi costituisce un distillato di quanto è emerso nei gruppi, presentando una serie di spunti molto interessanti. Tra questi, l'invito a scoprire la dimensione originariamente teologale dell'affettività, che non è una realtà "neutra", indifferente o addirittura ostile, nella quale dobbiamo portare, quasi estrinsecamente, Gesù Cristo. In questa prospettiva sono individuati, con un attento esercizio di discernimento nei confronti dell'affettività, i pericoli e le risorse che la caratterizzano. Il testo si conclude, infine, con alcune importanti indicazioni di carattere pastorale. 4. Alcune piste di riflessione Vorrei concludere segnalandovi alcune piste di riflessione che nascono dall'esperienza associativa in Azione Cattolica, dalla percezione delle domande diffuse su territorio nazionale, e dai materiali citati. 4.1 Il lessico relazionale dell'affettività La prima riguarda il lessico dell'affettività, che è essenzialmente relazionale. Per "parlarlo" correttamente, dobbiamo imparare progressivamente a riconoscere che l'essere umano è originariamente relazionale e che la spinta affettiva è il sintomo più profondo e insieme il culmine più alto di questa relazionalità, è l'espressione di un bisogno che deve essere coltivato. Nella conclusione al Convegno di Verona, il Card. Ruini ha pronunciato parole molto coraggiose a questo proposito: dobbiamo ripensare la relazione come un dato costitutivo della persona umana, considerando che non possiamo coltivare correttamente gli affetti se restiamo in una antropologia individualistica. 4.2 Il senso delle differenze e l'impegno educativo La seconda pista ha un carattere più complesso. Il lessico degli affetti ci impegna prima di tutto ad acquisire il senso delle differenze, per poterlo articolare e trasformare in impegno educativo. Ciò si rivela particolarmente importante in una cultura come quella contemporanea, in cui è presente una deriva emozionale dell'affettivo. Vi è, cioè, una tendenza diffusa a confondere gli affetti con le emozioni, e quindi a dare di essi una lettura indifferenziata. È invece necessario operare una distinzione. L'emozione è l'intensità di una pulsione che ci tocca attraverso una stimolazione sensoriale; essa rappresenta quindi un raffinamento, ma anche un modo superficiale e transitorio di vivere la passione. L'affetto, invece, indica quella rete di legami dai quali ognuno di noi si lascia coinvolgere, cioè è "affetto", ponendoli sotto il segno oblativo e stabile dell'amore. È molto importante, però, cogliere anche le differenze tra i legami, distinguendo tra legami orizzontali e verticali. I primi riguardano i rapporti tra pari (fraterni o coniugali); i secondi quelli parentali (tra genitori e figli) e intergenerazionali (tra nonni e nipoti). Confondere queste due modalità fondamentali di vivere gli affetti è il campanello d'allarme che segnala una difficoltà relazionale e in qualche modo un profondo impoverimento. A ciò si collega anche la differenza tra legami volontari e involontari. Spesso, soprattutto tra i giovani, sono visti come positivi soltanto i primi, nella convinzione che così la libertà viene vissuta a livello più alto. In realtà, non sempre il legame volontario è buono (volontariamente possiamo coalizzarci per imprese criminose), non sempre il legame involontario è cattivo (non è un male il fatto che noi non abbiamo scelto i nostri genitori). Perdere di vista questa differenza equivale a trasferire nell'affettivo il modello mercantilistico di una società in cui l'unica relazione concepibile è quella che instauriamo tra pari con l'altro attraverso la forma convenzionale del contratto, il quale ha un inizio e una fine. Dimenticare che appartengono al lessico dei legami affettivi anche quelli involontari (con i genitori, il proprio corpo, ...) significa dimenticarsi che noi non siamo l'origine di noi stessi. Dobbiamo quindi far sì che venga riconosciuta questa differenza, che permette, tra l'altro, di vedere meglio la differenza tra il lato affettivo e il lato etico dell'amore. La Iafrate sostiene che il femminile e il maschile in una certa misura sono in ognuno di noi, mentre - in proporzioni diverse - connotano propriamente l'amore al femminile e l'amore al maschile. La differenza tra l'essere maschio e l'essere femmina si riflette, infatti, in una distinzione del modo di vivere l'amore, che è qualificante proprio perché l'amore stesso non è neutro, ma sempre sessuato. Quindi, è necessario compiere un cammino approfondito che - 31 -
porti a guardare in maniera non moralistica o discriminatoria, ma comunque critica, le potenzialità scritte dentro la reciprocità, e il senso delle differenze. 4.3 La qualità positiva dei legami affettivi La terza pista è la qualità positiva dei legami affettivi, che ricorda l'invito, presente nell'enciclica Deus Caritas est, a mettere in circolo l'amore e la giustizia. Il legame affettivo, infatti, non va interpretato in senso romantico, come una nicchia sentimentale, priva di conseguenze - e di responsabilità - pubbliche; al contrario esso deve entrare in circolo con la logica della giustizia. Solo così si può onorare in modo coerente, a livello privato e pubblico, la differenza tra l'io e l'altro. 4.4 La sfida dell'educazione all'affettività La quarta, infine, è la grande sfida dell'educazione all'affettività, che oggi è veramente cruciale, perché nel modo corrente di pensare questa dimensione ci appare come immediatamente istintiva, come se non avesse bisogno di essere coltivata. Senza entrare nel merito nei provvedimenti legislativi che incendiano le pagine dei giornali, è necessario un impegno associativo, che ci porti anzitutto a interrogarci sull'educazione (o diseducazione) affettiva che i ragazzi potranno ricevere nei prossimi anni da parte della società e dei mass media. Nella sintesi dell'ambito, la Iafrate gioca sui termini seducere ed educere. Evidenzia, cioè, che oggi la dimensione della affettività è abbandonata alla logica seduttiva, che andrebbe invece trasformata in una logica educativa, di accompagnamento, inserita all'interno di una pastorale che veda l'impegno di tutta la Chiesa, e non solo dell'Azione Cattolica e delle altre associazioni. Deve trattarsi di un accompagnamento spirituale e di un'evangelizzazione che non inseguano la logica frammentaria dell'evento, né si illudano di mortificare gli affetti con una retorica omiletica; devono piuttosto porsi in un serio atteggiamento di lettura degli affetti. Questi, se privi di un adeguato accompagnamento educativo, e abbandonati ad una pulsione seduttiva, selvaggia, diventano fonte di conflittualità esplosiva, che, se non governata, degenera in aggressività. Un bullismo spesso sottovalutato, un tifo sportivo fin troppo acceso, le violenze sessuali, e a volte episodi di grave violenza intrafamiliare (fino all'omicidio!), sono il segno che l'affettività è una dimensione che tocca la radice più profonda dell'essere umano, e non una forma di romantica spontaneità alla quale è sufficiente che la Chiesa dedichi un'attenzione distratta. Questo ed altri seminari potranno essere utili per affinare una capacità di lettura che non riduca l'affettività ad una semplice pulsione, in nome di una educazione pseudo-democratica. Dovremo poi trasformare questa consapevolezza in senso di responsabilità. Il cammino che stiamo percorrendo e le iniziative e i sussidi che stiamo realizzando potranno sicuramente permetterci di proseguire in questa direzione. - 32 -
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17/10/2006
Verona 2006 - Relazione di R. Iafrate: Introduzione all'ambito: vita affettiva
(Chiesa Cattolica )
1. Essere testimoni di speranza in ambito affettivo
Nelle riflessioni preparatorie e nei primi interventi di questo Convegno, abbiamo più volte ricordato che il testimone è colui che vive come ""pellegrino e straniero"" in questo mondo, che affronta il viaggio della vita consapevole delle difficoltà e dei rischi che incontrerà sul suo cammino, ma fiducioso e determinato a raggiungere la meta, fonte di senso della sua stessa vita.
22/05/2006
Notiziario5-2005.pdf
(CEI)
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro n. 5 - Dicembre 2005 - Anno IX Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
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PARTE I CONSULTA NAZIONALE
Relazione: Democrazia, Capitale civile, Laicità Dalla Democrazia competitiva alla Democrazia deliberativa Stefano Zamagni (Roma, Sede 18 febbraio 2005) .
22/05/2006
Notiziario5-2005.pdf
(CEI)
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro n. 5 - Dicembre 2005 - Anno IX Presentazione . .
20/11/2006
Oss11-06.pdf
(CEI)
11 2006
Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali
OSSERVATORIO &
COMUNICAZIONE CULTURA
Circ.ne Aurelia, 50 00165 Roma Tel. 06.
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