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Una proposta in favore della famiglia Contributo alla Conferenza Nazionale della Famiglia (Firenze, 24-26 maggio 2007
Documento del: 23/05/2007
Fonte:
Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Azione Cattolica Italiana - Presidenza Nazionale
AZIONE CATTOLICA ITALIANA PRESIDENZANAZIONALE Una proposta in favore della famiglia Contributo alla Conferenza Nazionale della Famiglia (Firenze, 24-26 maggio 2007) L'Azione Cattolica Italiana esprime, come parte integrante della propria organica partecipazione alla missione della Chiesa e del proprio contributo alla vita del paese, un impegno convinto e positivo a favore della vita e della famiglia. In questa prospettiva, l'associazione, che ha partecipato alla stesura del Manifesto "PiùFamiglia" e alla grande manifestazione nazionale del 12 maggio, guarda con interesse e speranza alla Conferenza Nazionale della Famiglia, come occasione preziosa per attuare un progetto politico finalmente capace di rimuovere gli ostacoli principali, diretti e indiretti, che oggi pesano sulla vitalità e sul futuro dell'istituto familiare. Fedele alla "scelta religiosa", l'Azione Cattolica si limita a segnalare alcune linee prioritarie di ordine generale, senza tradurle nella forma di provvedimenti specifici, offrendole all'esecutivo e a tutte le forze politiche come un contributo di dialogo e di proposta, in piena sintonia cooperativa con altre aggregazioni ecclesiali e con il Forum delle famiglie. 1. Famiglia e bene comune Uno dei cardini fondamentali e irrinunciabili della nostra civiltà giuridica è rappresentato dal riconoscimento della famiglia come forma di comunità naturale, che corrisponde all'intima natura dell'uomo; essa genera la socialità umana e contribuisce in modo unico e irrinunciabile al bene comune, proprio perché accomuna l'amore e la vita, il maschile e il femminile, il privato e il pubblico. Da questo legame libero, stabile, vincolante, estremamente privato, la persona nasce ed è inserita in una trama di relazioni filiali, genitoriali e fraterne, che sono la prima scuola di virtù sociali, capace di generare capitale umano e capitale sociale. La famiglia è una società naturale perché precede e oltrepassa ogni altra forma di società convenzionale. Dinanzi a quest'originario principio antropologico, che esprime e custodisce l'identità più profonda della persona umana, in tutta la gamma dei valori, dei diritti e dei doveri in cui essa si realizza, la politica - se vuole essere un servizio istituzionale e democratico al bene comune - non può restare indifferente. La famiglia non è un nobile residuo di archeologia sociale, ma un autentico bene di tutti; proprio per il suo "valore aggiunto", che la rende irriducibile ad una pura aggregazione di soggetti privati, essa esige quel riconoscimento pubblico, dal quale soltanto può discendere un coerente progetto di ordine sociale ed economico. 2. La Costituzione italiana La Costituzione italiana del 1947 - a differenza di altre Costituzioni ad essa coeve - dedica alla famiglia una specifica e qualificata attenzione. In particolare, essa la riconosce come "società naturale fondata sul matrimonio", che i poteri pubblici devono rispettare e promuovere sia per il suo valore intrinseco di sede nella quale si forma e si svolge la personalità individuale, sia per il suo insostituibile ruolo di nucleo fondante della società. La Costituzione non ha cristallizzato l'immagine della famiglia consegnata dalla tradizione legislativa precedente. Essa, al contrario, ne prefigura un'evoluzione orientata al riconoscimento dell'eguaglianza morale e giuridica fra i coniugi (non garantita dalla cultura giuridica dell'epoca) e al riconoscimento della pari dignità dei figli nati fuori del matrimonio rispetto ai figli legittimi. Una visione personalista, che riconosce alla famiglia una funzione - 1 -
fondamentale, ma comunque servente rispetto al valore primigenio della persona umana. Una funzione che, peraltro, non può essere svolta - se non sussidiariamente - da altre formazioni sociali e dallo Stato. Ma la modernità della Costituzione del 1947 si percepisce laddove essa stessa prefigura le politiche familiari come compito costituzionale. L'art. 31, impegnando la Repubblica ad agevolare la formazione della famiglia e a sostenere, in particolare, le famiglie numerose, indica un obiettivo clamorosamente trascurato dal legislatore per sei decenni. Un obiettivo che conserva valore anche oggi, sia pure in un contesto nel quale il "volto" della famiglia italiana è mutato. È bene sottolineare che in tale disposizione i costituenti si riferiscono solo alla famiglia fondata sul matrimonio, segno, fra l'altro, che, se la Costituzione non esclude dalla tutela i singoli individui in virtù della loro collocazione in una situazione diversa dalla famiglia fondata sul matrimonio, solo quest'ultima è, nel progetto costituzionale, oggetto di un impegno alla promozione ed alla tutela come soggetto collettivo. Se la Costituzione italiana è più chiara di altre nel delineare l'obiettivo familiare, la legislazione ordinaria ha eluso tale compito per decenni. E gli stessi strumenti creati nel passato - si pensi agli assegni familiari - hanno ormai assunto una consistenza asfittica, sicché le politiche familiari sono oggi il grande assente nelle politiche sociali. È proprio su questo punto che l'Italia si rivela oggi in grave ritardo rispetto al diritto comune europeo della famiglia, differenziandosi non solo dalle due principali democrazie dell'Europa continentale (Francia e Germania), ma anche dai Paesi scandinavi. L'adeguamento all'Europa è pertanto necessario per quanto attiene al ripensamento globale del sistema tributario e del sistema dello stato di benessere, che, specie in una società in drammatico calo demografico, va ricostruito a partire dalla tutela differenziata della famiglia fondata sul matrimonio, pilastro fondamentale e "valore aggiunto" per la costruzione del futuro - anche del futuro di coloro che non vogliono o non possono fare una scelta così importante. 3. La priorità culturale e formativa La famiglia italiana di oggi - come evidenziato da una serie di indagini - registra un elevato tasso di instabilità (anche se, per ora e fortunatamente, inferiore a quello di altri paesi europei). Le cause di tale instabilità sono state a più riprese esplorate e sono riconducibili da un lato al dominio della cultura della precarietà e dell'indefinita revocabilità delle scelte, dall'altra ai non risolti problemi di politica sociale a favore della famiglia. Si devono tuttavia rilevare anche drammatiche carenze educative e formative. La famiglia oggi è solo indirettamente formatrice ai valori del matrimonio (e, allorché è in crisi, essa stessa alimenta il senso di precarietà); la scuola svolge al massimo una funzione informativa in ordine all'uso della sessualità e alle questioni relative al concepimento; i mezzi di comunicazione di massa appaiono assai più "diseducativi" che educativi rispetto ad un'autentica qualità della relazione. Quasi soltanto la Chiesa cattolica si occupa - nel sostanziale silenzio delle istituzioni - di richiamare i valori del matrimonio e di proporre alcune linee generali al fine di un'effettiva "qualità" della relazione fra uomo e donna, condizione indispensabile per la stessa riuscita del matrimonio. Tenendo conto, oltre tutto, del fatto che circa un quarto dei matrimoni vengono contratti civilmente (e che essi, per circa la metà, sono contratti da uomini e donne che hanno alle spalle l'esperienza di precedenti matrimoni falliti), appare essenziale un più ampio e diretto coinvolgimento delle pubbliche istituzioni nel cammino di preparazione dei futuri coniugi: con attenzione, certo, alle problematiche della sessualità e del concepimento, ma con uno sguardo preferenziale alla qualità della relazione: è noto, infatti, che proprio su questo terreno, quello appunto della relazione, si determinano lacerazioni e fratture che portano all'instabilità della famiglia, con pesanti conseguenze anche per i figli. - 2 -
Di qui l'opportunità di potenziare gli interventi degli enti locali e in particolare dei Comuni e delle Circoscrizioni (o Quartieri, e simili) - in cordiale collaborazione con le realtà operanti nel territorio - sia nei cammini di formazione di quanti si sposano con il rito civile, sia nel successivo percorso della vita di coppia, con particolare attenzione alla dimensione relazionale. Uno specifico contributo in quest'ambito potrà essere offerto dai Consultori familiari, pubblici o espressi dalla società civile, favorendo la formazione e l'aggiornamento delle figure professionali già operanti, ed inserendone altre con maggiori competenze sul versante educativo che possano accompagnare e stimolare la coppia nell'assunzione di responsabilità, sotto il profilo coniugale ed educativo. Opportuna, in questa prospettiva, appare non soltanto una corretta e rispettosa collaborazione con le autorità scolastiche del territorio, ma anche una partecipazione attiva delle famiglie stesse nella gestione di istituzioni e servizi educativi. Il largo ricorso al volontariato, ed insieme la valorizzazione delle figure professionali già impiegate negli enti locali, dovrebbe ricondurre a limiti ragionevoli e a dimensioni assai modeste l'onere finanziario derivante da questi interventi, la cui ricaduta - sebbene non quantificabile - potrà essere di grande rilievo per il futuro della famiglia. L'esperienza dimostra, oltre tutto, che l'impegno nella prevenzione delle possibili crisi coniugali è, in prospettiva, assai più utile e socialmente valido del faticoso lavoro di recupero di situazioni ormai irrimediabilmente compromesse. Una particolare attenzione meritano, in questa prospettiva, le molteplici e meritorie attività dell'associazionismo, una presenza vivace e capillare nel territorio nazionale. La vita associativa permette di incontrare quotidianamente la realtà concreta delle famiglie attraverso le diverse attività che coinvolgono anziani, adulti, giovani e bambini, entrando in contatto sia con il vissuto positivo di cui ciascuna famiglia è ricca, sia con situazioni di difficoltà fisica o psicologica, e di inserimento sociale. La rete di associazioni che si occupano della formazione della persona, come l'Azione Cattolica, costituisce un'autentica risorsa civile per qualificare la vita familiare e la vita della società tutta. Una concreta vita associativa permette di creare rete fra le famiglie, a partire dai bisogni comuni o dalla comune esperienza di vita, promuovendo atteggiamenti di fiducia, integrazione, inclusione, senso di cittadinanza, attraverso i quali la famiglia stessa è incoraggiata ad aprirsi alla comunità civile. Per questo riteniamo che la valorizzazione delle associazioni di volontariato, di promozione sociale e con spiccata vocazione formativa presenti sul territorio nazionale, attraverso opportuni provvedimenti legislativi, costituisca strumento utile per: accompagnare le famiglie in tutto l'arco della loro vita di famiglia, aumentare la qualità della vita di relazione attraverso servizi mirati e un più ampio accompagnamento formativo, avvicinare e sostenere le famiglie nei loro bisogni concreti, nelle loro difficoltà e nelle loro gioie quotidiane, attivare dei meccanismi virtuosi di reciproca vicinanza fra le famiglie, di mutuo sostegno e di inclusione sociale, attivare il senso di cittadinanza attiva. Valorizzare le associazioni significa far crescere la famiglia e far crescere il Paese. 4. Alcune questioni nodali Una seria politica della famiglia deve partire dal riconoscimento della sua centralità come nucleo primario di coesione sociale. Rispetto ad ogni tentativo di delegittimazione, la famiglia deve tornare al centro della società e la politica deve misurarsi con le contraddizioni del tempo presente e soprattutto con il sovraccarico funzionale che deriva alla famiglia stessa dal dover agire, nel nostro paese in particolare, per compensare le carenze del welfare. - 3 -
Lungo questo difficile crinale, segnaliamo alcuni ambiti prioritari di azione, che investono le responsabilità dirette della politica: a) Sul piano fiscale e su quello degli aiuti diretti, come il sostegno al reddito, l'obiettivo è assicurare equità e possibilità di scelta. Un sistema fiscale come quello definito "a quoziente familiare" assicura una più elevata giustizia contributiva, così come assegni familiari in una serie progressivamente più elevata rispetto al numero dei figli; sgravi fiscali particolari per le giovani coppie che acquistano una casa, assegni di maternità adeguati fino al compimento del terzo anno di età del bambino, possono rafforzare la voglia di famiglia e rendere più liberi i coniugi di fronte al desiderio di un figlio. b) I servizi rappresentano un altro grande capitolo delle politiche familiari, servizi che tra l'altro l'esperienza internazionale mette in correlazione, assieme a un'elevata occupazione femminile, con tassi di natalità più elevati. Entrano in gioco in particolare i servizi socioeducativi per l'infanzia, gli asili nido soprattutto, per i quali vanno trovate formule organizzative leggere e diffuse, così come sono praticate in altri paesi, ad esempio in Francia. Vanno ancora assicurati sostegni economici e servizi assistenziali e domiciliari per i disabili, per le persone affette da malattie croniche e degenerative, per gli anziani che vivono soli e per le famiglie che continuano a prendersi cura di loro anche in condizioni di non autosufficienza. Non si può pensare di risolvere questa grave questione scaricandola sul "badantato". Le politiche abitative risultano decisive per dare concretezza al desiderio di costruire una famiglia, soprattutto attraverso la riduzione della tassazione, ed agevolando il ricorso al credito anche per chi inizia la vita familiare e per chi si trova a dover disporre di un'abitazione più grande per il numero dei figli o per la presenza di anziani. c) Il lavoro si costituisce come ulteriore ambito cruciale, in grado di condizionare, nel bene e nel male, la famiglia; senza dimenticare che tutto il lavoro, non soltanto quello remunerato in danaro, possiede un valore che dev'essere opportunamente riconosciuto. Di per sé una società rettamente ordinata dovrebbe consentire ed anzi sostenere, come libera scelta, le famiglie monoreddito, oggi invece particolarmente esposte alla disoccupazione anche di lungo periodo, alla precarietà, alla presenza di aree occupazionali dai livelli retributivi troppo bassi. I redditi da lavoro insufficienti sono quindi un grave problema che investe la famiglia, quando è necessario il lavoro di entrambi i coniugi. C'è un diritto al lavoro che è di tutti, e che in particolare è parte costitutiva del processo di "femminilizzazione" della società. In questo senso le politiche di pari opportunità - che l'Europa celebra proprio quest'anno - devono poter favorire l'occupazione delle donne, che ancora oggi sono oggetto di segregazione professionale, di penalizzazione sul piano delle carriere e dei salari, di collocazione in ambiti contrattuali atipici, precari e in occupazioni di minor qualità. Quando entra in gioco la famiglia, anche le politiche di parità devono assumere quest'ultima come soggetto privilegiato, rendendo evidente che, di fronte alle condivisioni della responsabilità, l'armonizzazione dei tempi di vita, tra lavoro e famiglia, riguarda le donne così come gli uomini. In questo senso vanno denunciati i rischi di un regresso che oggi torna incredibilmente a minacciare i diritti soggettivi delle giovani donne di fronte alla scelta matrimoniale o a quella di avere un figlio, scelta che può esporre al rischio della perdita del lavoro. Una coraggiosa indagine conoscitiva in questa direzione potrebbe dare risultati inquietanti. Il part-time, gli orari di lavoro flessibili, la riduzione della precarietà, gli incentivi alle imprese per l'occupazione giovanile possono essere strumenti non risolutivi, ma certamente utili e opportuni, se inseriti in politiche generali e di più ampio respiro per le famiglie. Senza dimenticare una pianificazione dei trasporti che riduca i tempi di trasferimento e renda più fruibili i servizi pubblici. d) Le politiche di istruzione e formazione costituiscono un campo solo apparentemente complementare a quello delle politiche della famiglia, ma in realtà decisivo per la sua vitalità - 4 -
e un recupero di senso: l'educazione dei figli è una delle grandi sfide che la famiglia stessa ha oggi di fronte e che non può vincere senza alleati. Sotto quest'aspetto la scuola ha un ruolo strategico. Essa, infatti, non è primariamente agenzia di erogazione di servizi socio-educativi o di semplice trasmissione del sapere, ma un'autentica comunità educante che si pone, in forma istituzionalizzata e sussidiaria, a servizio alla famiglia. La scuola, inoltre, genera inclusione sociale per le famiglie di immigrati, attraverso l'inserimento dei figli nella classe e il coinvolgimento dei genitori lungo il percorso formativo. Occorre sostenere la scuola anche in questo suo ruolo strategico nella costruzione di una società plurale e fraterna. Insieme, scuola e famiglia dovrebbero essere protagoniste di un nuovo patto educativo che, nella logica della sussidiarietà, coinvolga dal basso la rete di tutti gli altri soggetti coinvolti: l'associazionismo, gli enti locali, il mondo delle imprese per il rapporto con il lavoro... Un patto che possa essere al centro della costruzione di un'autentica comunità educante, esemplare per uno stile non sostitutivo ed espropriativo, ma promozionale, di sostegno ad un nuovo protagonismo che possa esprimersi anche attraverso libere forme di auto-organizzazione. e) I mezzi di comunicazione oggi giocano un ruolo importante e, in molti modi, condizionante. La multimedialità è un vero e proprio "ambiente" di vita per tutti, in particolar modo per i minori che utilizzano sempre di più ed in modo integrato tali strumenti (telefono cellulare, televisione via cavo, internet, giochi interattivi...). Occorre a tale scopo intensificare le iniziative che sviluppano competenza da parte dei genitori e degli educatori su tali strumenti (si pensi ad esempio ai percorsi di media-educazione pensati per i genitori), tenendo ben presente soprattutto il ruolo della scuola primaria, ma anche valorizzando associazioni e comunità formative. Occorre chiedere maggiore investimento di risorse, di creatività e di mezzi alle emittenti ed ai produttori perché si sforzino di sviluppare prodotti e servizi che attivino la creatività e la fantasia, promuovano la cittadinanza di tutti (soprattutto dei più piccoli), sappiano intrattenere con buon gusto, offrano occasioni di informazione e di conoscenza. Sarebbe importante, inoltre, lo sviluppo e la promozione di maggiori spazi dedicati alla famiglia nelle reti pubbliche, non solo riservandole alcune fasce orarie, ma anche incentivando la produzione di programmi specifici, come quelli attualmente disponibili sui canali tematici. Potrebbe essere importante la creazione di una Authority "Minori e media", che abbia compiti di vigilanza, tutela, promozione e monitoraggio dei diversi codici attualmente in funzione, con maggiori poteri di sanzione e con possibilità di azione positiva. f) È necessario, infine, rivolgere un'attenzione particolare alle situazioni familiari più difficili e delicate. Facciamo riferimento in primo luogo alle famiglie monoparentali e a quelle che vivono l'esperienza del divorzio; è importante attivare servizi per sostenere tutti i componenti della famiglia nell'affrontare il trauma della solitudine del genitore, della morte o della separazione, e nel gestire una nuova quotidianità. In secondo luogo, pensando ai minori orfani o costretti a vivere lontani dai propri genitori, chiediamo che siano sostenute le esperienze di "casa-famiglia", che le procedure per l'affido e l'adozione possano diventare sempre più semplici senza perdere in accuratezza, e che si sensibilizzino le famiglie italiane all'accoglienza generosa e alla condivisione. - 5 -
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16/12/2005
Diventare padri in Italia
Fecondità e figli secondo un approccio di genere
(Società e politica )
Edizione provvisoria
Diventare padri in Italia
Fecondità e figli secondo un approccio di genere
Diventare padri in Italia
Fecondità e figli secondo un approccio di genere
A cura di: Alessandro Rosina e Linda Laura Sabbadini Hanno collaborato: Salvatore F. Allegra, Dario Bruzzese, Paola Di Giulio, Romina Fraboni, Lisa Francovich, Letizia Mencarini, Rita Ranaldi, Giulia Rivellini, Ester Rizzi, Clelia Romano, Miria Savioli, Maria Letizia Tanturri, Dario Tuorto, Silvano Vitaletti.
25/05/2007
Famiglia e welfare. (Conferenza Nazionale della Famiglia Firenze, 24-26 maggio 2007)
(Società e politica )
Conferenza Nazionale della Famiglia Firenze, 24-26 maggio 2007
Famiglia e welfare
di Paolo Bosi Nel dibattito che la globalizzazione e l'invecchiamento della popolazione hanno suscitato sull'evoluzione dei sistemi di welfare molta enfasi è stata dedicata al rapporto tra stato e mercato, mentre minore attenzione ha ricevuto la famiglia, istituzione cardine degli affetti, dell'educazione e della cura.
15/02/2008
Notiziario5-2007.pdf
(CEI)
sul carattere strutturale di quei cambiamenti nel lavoro che accrescono l'impiego di rapporti atipici, o non standard, sia in senso temporale che contrattuale. Poi, sulla conseguente necessità strutturale di interventi sulla sicurezza sociale che proteggano i lavoratori dalle discontinuità d'im- 4 Il dato rilevato alla fine del 2006 dalla ricerca Doxa-Gallup sembra indicare che gli
19/09/2003
96NOT5.pdf
(CEI)
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NOTIZIARIO DELL'UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE
INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA
ATTI DELL'INCONTRO DEL GRUPPO NAZIONALE PER L'IRC Roma, 30 maggio 1996
ATTI DELL'INCONTRO DEI RESPONSABILI DIOCESANI PER L'IRC Collevalenza, 27-28 giugno 1996
Anno XXV N. 5 1° OTTOBRE 1996
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I N D I C E
Editoriale ATTI DELL'INCONTRO DEL GRUPPO NAZIONALE PER L'IRC Roma, 30 maggio 1996 Per una riflessione sulle motivazioni della scelta di avvalersi o non avvalersi dell'IRC da parte delle famiglie e degli studenti. Quali proposte?
01/02/2005
Notiziario 4-04.pdf
(CEI)
contrattuali risponde a esigenze di flessibilità e può essere il risultato di convenienze multiple sia dal lato della domanda sia dal lato dell'offerta di lavoro, al Sud le forme atipiche sembrano per lo più sostituire il lavoro standard. Non sembra tuttavia che la flessibilizzazione del lavoro abbia determinato quella segmentazione del mercato paventata come il rischio principale
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