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Dopo Verona: dall'ascolto alla coerente progettualità pastorale
Documento del: 17/03/2007
Fonte:
Documenti dell'Azione Cattolica Italiana
Autore: Andrea Olivero
IN ASCOLTO DI VERONA Disegni di Speranza per il Lavoro e la Festa Taranto, 17 marzo 2007 Andrea Olivero Presidente nazionale ACLI Dopo Verona: dall'ascolto alla coerente progettualità pastorale In attesa che i Vescovi italiani nella prossima Assemblea generale di maggio rendano note le linee pastorali che sono scaturite dal Convegno ecclesiale di Verona dello scorso ottobre, è compito dei movimenti e delle associazioni laicali cercare di rilanciare gli impegni che con chiarezza sono stati sottolineati nelle relazioni fondamentali, nei cinque ambiti tematici e nei gruppi di lavoro. In particolare, ciò che dirò, oltre a valorizzare quanto è emerso nell'ambito n. 2 sul lavoro e la festa, che è stato coordinato dal prof. Adriano Fabris, docente di filosofia sociale all'Università di Pisa, si sforzerà di dare alcune precise indicazioni sulla pastorale del lavoro nel nostro Mezzogiorno. Nel compiere questa "traduzione" bisognerà evitare di perdere per strada la ricchezza assiologica di quanto è stato condiviso a Verona poiché la fretta di passare subito ai fatti concreti non deve sacrificare il piano dei significati valoriali, altrimenti tutto si impoverisce e la teologia si riduce a mera sociologia, la visione della fede si trasforma in una generica raccomandazione di buonismo e il "disegno di speranza" - per riprendere il titolo di questo incontro - diventa un semplice atteggiamento di filantropia. In questo modo il convegno di Verona non verrebbe tradotto, ma verrebbe svuotato e tradito, poiché ciò che Verona ha rappresentato non è tanto un catalogo di cose da fare quanto un evento di conversione da rivivere all'interno di tutte le chiese locali, come ci è chiesto di fare a Taranto sul tema del lavoro e della festa. Condividere lo sguardo di Verona significa ad esempio non limitarci ad "attendere" che le persone vengano a noi, ma "andare" noi verso di loro e portare così nei luoghi del lavoro quelle prospettive di novità che sono attese dagli uomini e dalle donne del nostro tempo. Oltre a questo atteggiamento "missionario", a Verona è stato vivacemente raccomandata l'assunzione di un approccio pastorale integrato e la necessità di far conoscere la Dottrina sociale della Chiesa. Perciò si è auspicato il rilancio delle scuole diocesane di formazione sociale e politica e della catechesi per aiutare il laicato cattolico soprattutto a «cogliere il senso del tempo dell'uomo in relazione al tempo di Dio». A Verona è emersa inoltre l'esigenza di un accompagnamento, di un ascolto dei disagi presenti nel territorio, come la creazione di osservatori sociali permanenti o di tavoli di ascolto. Si è detto che «ciò può essere pensato anche come occasione di dialogo con altre realtà sociali e religiose che, al di fuori della Chiesa, si occupano di tali problemi». Esplicito riferimento è stato fatto al Progetto "Policoro", un'iniziativa coordinata dall'Ufficio CEI della pastorale del lavoro per combattere la disoccupazione nel Sud. Esso è stato indicato come un modello per incidere sulla realtà anche attraverso l'esperienza di nuove forme di lavoro e di impresa. Nelle sintesi dei lavori di gruppo si è detto infine di restare fedeli ad un quadro di realismo: al lavoro che non c'è o che non è consono alla dignità della persona; al difficile rapporto tra lavoro e famiglia; alla 1
questione del lavoro femminile alle attività svolte dalle donne in casa e fuori casa; alla disoccupazione, specialmente giovanile; al divario territoriale tra il Sud e il Nord; alle esperienze drammatiche del lavoro nero, dello sfruttamento, alla presenza della malavita organizzata, fino a vere e proprie "strutture di peccato", da riconoscere e combattere. Se il Progetto Policoro è stato proposto come un modello cui ispirarsi, è per dire che i cristiani sono chiamati a incidere sulla realtà anche attraverso l'esperienza di nuove forme di lavoro e d'impresa e, attraverso la loro capacità di "fare rete" (come sta dimostrando Retinopera). È significativo che di tutto ciò sia stato chiesto il potenziamento nelle chiese locali. Ma veniamo alle quattro proposte che vi presenterò. 1) La mia prima indicazione è di ricucire la distanza tra la Chiesa e il mondo del lavoro Vorrei infatti iniziare la parte propositiva di questo mio intervento ricordando a tutti noi il messaggio di Paolo VI, nella notte di Natale del 1968, quando celebrò la Messa nel centro siderurgico di Taranto tenendo un'omelia memorabile e bellissima che si rivolgeva ai presenti e, in particolare, agli operai dell'ILVA di Taranto con queste parole: «Figli! Fratelli! Amici! (...) Siamo qua venuti per voi, Lavoratori! Per voi Lavoratori di questo nuovo e colossale centro siderurgico; ed anche per gli altri delle officine e dei cantieri di questa Città e di questa Regione; e diciamo pure per tutti i Lavoratori dell'immenso e formidabile settore dell'Industria moderna (e non dimentichiamo neppure i Lavoratori dei campi, i Pescatori, gli Addetti ai cantieri navali, i Marinai, e quelli d'ogni altro campo dell'attività umana: voi ora tutti li rappresentate al Nostro sguardo). (...) Vi parliamo col cuore. Vi diremo una cosa semplicissima, ma piena di significato. Ed è questa: Noi facciamo fatica a parlarvi. Noi avvertiamo la difficoltà a farci capire da voi. O Noi forse non vi comprendiamo abbastanza? Sta il fatto che il discorso è per Noi abbastanza difficile. Ci sembra che tra voi e Noi non ci sia un linguaggio comune. Voi siete immersi in un mondo, che è estraneo al mondo in cui noi, uomini di Chiesa, invece viviamo. Voi pensate e lavorate in una maniera tanto diversa da quella in cui pensa ed opera la Chiesa! Vi dicevamo, salutandovi, che siamo fratelli ed amici: ma è poi vero in realtà? Perché noi tutti avvertiamo questo fatto evidente: il lavoro e la religione, nel nostro mondo moderno, sono due cose separate, staccate, tante volte anche opposte. Una volta non era così. (Anni fa Noi parlammo di questo fenomeno a Torino). Ma questa separazione, questa reciproca incomprensione non ha ragione di essere. Non è questo il momento di spiegarvi perché. (...) Sì, la Chiesa, come una madre, vi comprende. Non dite e non pensate mai che la Chiesa sia cieca ai vostri bisogni, sorda alle vostre voci. Ancora prima che voi abbiate coscienza di voi stessi, delle vostre condizioni reali, totali e profonde, la Chiesa vi conosce, vi studia, vi interpreta, vi difende. Anche più che voi talvolta non pensiate. Che direste se noi, la Chiesa, ci limitassimo a conoscere le passioni che hanno agitato in tanti modi le classi lavoratrici? Che cosa moveva queste passioni? Il desiderio, il bisogno di giustizia. La Chiesa non condivide le passioni classiste, quando queste esplodono in sentimenti di odio e in gesti di violenza; ma la Chiesa riconosce, sì, il bisogno di giustizia del popolo onesto, e lo difende, come può, e lo 2
promuove. E badate bene: non di solo pane vive l'uomo, dice la Chiesa ripetendo le parole di Cristo; non di sola giustizia economica, di salario, di qualche benessere materiale, ha bisogno il Lavoratore, ma di giustizia civile e sociale. Ancora per questa rivendicazione la Chiesa vi comprende e vi aiuta. E di più: voi avete altri bisogni e altri diritti; a tutelare i quali la Chiesa molto spesso rimane l'unica vostra avvocata; i bisogni e i diritti dello spirito, quelli propri di figli di Dio, quelli di cittadini del regno delle anime, chiamate ai veri e superiori destini della pienezza della vera vita presente e di quella futura. Non siete voi elevati a questa eguaglianza, che supera ogni dislivello sociale? Anzi non siete fra tutti i preferiti del Vangelo, voi se piccoli, voi se poveri, voi se sofferenti, voi se oppressi, voi se assetati di giustizia, voi se capaci di gioia vera e di amore vero?». Se ho voluto richiamare queste parole di Paolo VI è perché sono convinto che esse esprimano ancora oggi, anche dopo la Laborem exercens di Giovanni Paolo II, la sintonia complessa e problematica dei rapporti tra la Chiesa e il mondo del lavoro. 2) La seconda indicazione è quella di promuovere l'associazionismo anche tra i lavoratori Se vogliamo rilanciare la cultura del lavoro e fare dei lavoratori una leva sociale per contribuire allo sviluppo del Mezzogiorno è importante, a mio avviso, promuovere innanzitutto le forme di associazionismo tra i lavoratori poiché la nostra società moderna è eccessivamente individualizzata e nessuno ce la fa a reagire da solo. La classe lavoratrice a cui si riferiva Paolo VI oggi non esiste più. Per uscire dalla solitudine e dall'impotenza è necessario mettersi in rete, tornare ad associarsi, riscoprire i legami tra le persone, fare gruppo, passare dalla società liquida al coagulo, alla forza dell'insieme, alla valorizzazione del capitale sociale come antidoto all'individualizzazione crescente della società liquida. Il fatto che da qualche decennio non esiste più la "classe operaia" non significa che non esistano più gli "operai", ma che gli elementi che li accomunano (e li identificano) si sono articolati, sfarinati, stratificati. La riflessione sul lavoro operaio, sulla sua identità sociale e sulla cultura del lavoro non ha saputo seguire le trasformazioni sociali ed economiche. Lo dimostrano le polemiche di questi anni sul tema della flessibilità e della precarietà. È vero che l'operaio rappresentava il superamento della condizione del contadino. Ma oggi, come mostrano diverse ricerche sulle giovani generazioni, lo status attribuito all'operaio è al fondo di una classifica virtuale della stratificazione sociale delle professioni. Alla cui sommità stanno l'imprenditore, il lavoratore autonomo, il libero professionista. E così pure domandando in quale luogo aspirerebbe lavorare, pongono la fabbrica e la bottega artigiana al fondo della graduatoria. Preferendo di gran lunga il lavoro in un piccolo ufficio, dove si attende che le relazioni personali siano più gratificanti e personalizzate. Le tante trasformazioni del mondo del lavoro hanno riguardato anche l'Italia meridionale. Ma il Mezzogiorno di oggi non è più quello di quarant'anni fa. Non è certo questa la sede per aprire un dibattito sulle mutazioni del Sud, ma i segnali di cambiamento che hanno attraversato soprattutto la cultura civica e gli atteggiamenti sociali nell'ultimo decennio restano ancora vivi. Come ignorare i giovani della Locride? 3
Non è stato forse quello un segnale di partecipazione democratica, di senso civico e un grande messaggio di speranza da parte delle nuove generazioni? 3) Dare la dovuta attenzione non solo al tema del salario ma anche a quello dei tempi di vita e dei tempi della famiglia È certamente importante contrastare la diffusione del precariato soprattutto nell'occupazione giovanile, ma altrettanto visibile deve diventare l'impegno di non lasciarsi assorbire solo dalle rivendicazioni salariali. Dobbiamo abituare i lavoratori cristiani a tenere presente tutto l'arco dei diritti: il diritto ad una giusta remunerazione; il diritto al riposo; il diritto ad ambienti di lavoro ed a processi produttivi che non rechino pregiudizio alla sanità fisica dei lavoratori e non ledano la loro integrità morale; il diritto che venga salvaguardata la propria personalità sul luogo di lavoro; il diritto a convenienti sovvenzioni indispensabili per la sussistenza dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie; il diritto alla pensione nonché all'assicurazione per la vecchiaia, la malattia e in caso di incidenti collegati alla prestazione lavorativa; il diritto a provvedimenti sociali collegati alla maternità; il diritto a riunirsi e ad associarsi. Tali diritti vengono spesso offesi, come confermano i tristi fenomeni di sfruttamento del lavoro minorile, le condizioni di asservimento delle donne, l'infortunistica e le insufficienti misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, le forme del lavoro sommerso e del lavoro nero. Ma un umanesimo del lavoro cristianamente ispirato è innanzitutto attento alle relazioni, è espressione della «naturale propensione degli uomini a stabilire relazioni». Come ci ricorda il Compendio, vi è una "intrinseca dimensione relazionale del lavoro" che deve essere nostro impegno trasformare in prospettiva di azione sociale del laicato cattolico, 4) La quarta indicazione che vorrei dare è collegare il lavoro con la cittadinanza sociale del lavoratore e dunque con i problemi del consumo e del risparmio Il lavoro, infatti, non riguarda soltanto il sistema economico di una società ma anche il suo sistema democratico, in quanto conferisce alla persona un posto nella società, ne determina lo status e garantisce una sicurezza materiale che è il presupposto della sua libertà. Il cittadino che integra lavoro, consumo, risparmio, mostra maggiore attenzione a ciò che sta prima e ciò che sta dopo la produzione, manifestando sia una nuova responsabilità civica sia la diffusione di comportamenti e stili di vita più attenti all'ambiente e alla salvaguardia del creato. In questo sappiamo di non cominciare da zero e che il cantiere è già stato avviato. Certo, i risultati sono ancora modesti, ma crescono sotto i nostri occhi. Cresce il consumo critico, cresce il commercio equo e solidale, cresce il microcredito, cresce la banca etica. Questo vuol dire che tanti cittadini e lavoratori stanno chiedendo concretamente, con i loro comportamenti quotidiani, un cambiamento di rotta del modello di sviluppo. Anche la classe politica prima o poi dovrà accorgersi di questo fenomeno. Infatti vi è in questi comportamenti un presupposto essenziale della democrazia economica, ossia la partecipazione diretta dei cittadini attraverso le loro scelte di consumo e di risparmio responsabile. Sta aumentando la consapevolezza 4
che ogni consumatore e ogni risparmiatore hanno a disposizione "un voto" da far valere ogni volta che fanno una scelta di consumo e di risparmio. Possiamo quasi dire, senza esagerazione, che oggi la lotta per l'equità e per la giustizia non passa più attraverso lo scontro frontale tra i lavoratori e i padroni delle aziende ma, più modernamente, attraverso le scelte che i lavoratori possono fare ogni giorno in quanto cittadini consumatori e risparmiatori. Questa è oggi la nuova coscienza politica dei lavoratori: sapere di avere nella propria faretra tre frecce per fare centro: un voto come cittadini nelle lezioni politiche; un voto come consumatori quando andiamo a fare spese in un supermercato; un voto come risparmiatori quando entriamo in una banca per fare un investimento. Per concludere Non possiamo dimenticare che l'attuale incontro è collocato sulla scia del Convegno di Verona, ma può essere propedeutico anche alle Settimane sociali dei cattolici a Pistoia, le Settimane sociali del Centenario, sul tema del "bene comune". È in vista del bene comune, infatti, che acquistano significato tante iniziative che vedono oggi il laicato cattolico impegnato in prima fila per rafforzare la coesione sociale del nostro paese ed assicurare una prospettiva di un futuro più autenticamente umano a questa "Terra dolorosa, drammatica e magnifica", come diceva con mirabile sintesi papa Paolo VI. 5
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17/03/2007
IN ASCOLTO DI VERONA DISEGNI DI SPERANZA PER IL LAVORO E LA FESTA
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
IN ASCOLTO DI VERONA DISEGNI DI SPERANZA PER IL LAVORO E LA FESTA Taranto, 17 marzo 2007
di Giorgio Santini Segretario confederale CISL
Voglio iniziare con un ringraziamento per l'invito, per l'opportunità di riflettere sul tema del lavoro, e della festa. Vorrei anche aggiungere un sincero apprezzamento per la scelta del tema, perché non è così usuale parlare di lavoro e parlarne con la capacità di collegarlo alle altre dimensioni della vita e della nostra realtà.
13/09/2006
Lavoro e Pastorale
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
Lavoro e Pastorale
Contributo al IV Convegno Ecclesiale Nazionale ""Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo"" Verona, 16 - 20 ottobre 2006
Presentazione UNA VITA ""A PROGETTO""
Alcune espressioni che caratterizzano la Traccia di riflessione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale, ci sembra colgano in pieno quanto emerso anche nel lavoro che il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica ha svolto in questi mesi allo scopo di presentare un contributo che rispecchiasse le sensibilità e l'idea di futuro dei nostri associati e, più in generale, di chi collabora con noi nei percorsi di Pastorale sociale e del lavoro, in Italia.
17/03/2007
Le sfide del nuovo mercato del lavoro per la pastorale missionaria
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
IN ASCOLTO DI VERONA Disegni di Speranza per il Lavoro e la Festa Taranto, 17/18 marzo 2007
Cristiano Nervegna Segretario nazionale Movimento Lavoratori di AC
Le sfide del nuovo mercato del lavoro per la pastorale missionaria
Cosa dice il Papa
Carissimi amici, da qualche notte ho un incubo: m'immagino un operaio dell'ILVA (età media 30 anni) che mi avvicina e mi dice: ""belle parole""! Portare il Convegno ecclesiale di Verona a Taranto è una sfida.
17/07/2006
Notiziario4-2006.pdf
(CEI)
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro n. 4 - Luglio 2006 - Anno X Introduzione al Convegno. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
3
CONVEGNO NAZIONALE
La Cittadinanza tra Diritti e Responsabilità
Quartu S. Elena (Cagliari), 22-25 Aprile 2006
1a PARTE IDENTITÀ, CITTADINANZA, BEN-ESSERE PER TUTTI Relazione Dalla società del lavoro alla società del consumo: etiche, valori ed identità in mutamento Domenico SECONDULFO .
17/07/2006
Notiziario4-2006.pdf
(CEI)
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro n. 4 - Luglio 2006 - Anno X Introduzione al Convegno. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
3
CONVEGNO NAZIONALE
La Cittadinanza tra Diritti e Responsabilità
Quartu S. Elena (Cagliari), 22-25 Aprile 2006
1a PARTE IDENTITÀ, CITTADINANZA, BEN-ESSERE PER TUTTI Relazione Dalla società del lavoro alla società del consumo: etiche, valori ed identità in mutamento Domenico SECONDULFO .
17/07/2006
Notiziario4-2006.pdf
(CEI)
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro n. 4 - Luglio 2006 - Anno X Introduzione al Convegno. .
17/03/2007
IN ASCOLTO DI VERONA DISEGNI DI SPERANZA PER IL LAVORO E LA FESTA
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
IN ASCOLTO DI VERONA DISEGNI DI SPERANZA PER IL LAVORO E LA FESTA Taranto, 17 marzo 2007
di Giorgio Santini Segretario confederale CISL
Voglio iniziare con un ringraziamento per l'invito, per l'opportunità di riflettere sul tema del lavoro, e della festa. Vorrei anche aggiungere un sincero apprezzamento per la scelta del tema, perché non è così usuale parlare di lavoro e parlarne con la capacità di collegarlo alle altre dimensioni della vita e della nostra realtà.
13/09/2006
Lavoro e Pastorale
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
Lavoro e Pastorale
Contributo al IV Convegno Ecclesiale Nazionale ""Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo"" Verona, 16 - 20 ottobre 2006
Presentazione UNA VITA ""A PROGETTO""
Alcune espressioni che caratterizzano la Traccia di riflessione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale, ci sembra colgano in pieno quanto emerso anche nel lavoro che il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica ha svolto in questi mesi allo scopo di presentare un contributo che rispecchiasse le sensibilità e l'idea di futuro dei nostri associati e, più in generale, di chi collabora con noi nei percorsi di Pastorale sociale e del lavoro, in Italia.
17/03/2007
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(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
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Cristiano Nervegna Segretario nazionale Movimento Lavoratori di AC
Le sfide del nuovo mercato del lavoro per la pastorale missionaria
Cosa dice il Papa
Carissimi amici, da qualche notte ho un incubo: m'immagino un operaio dell'ILVA (età media 30 anni) che mi avvicina e mi dice: ""belle parole""! Portare il Convegno ecclesiale di Verona a Taranto è una sfida.
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