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Don Costa, oltre ogni barriera
Documento del: 01/01/2007
Fonte:
Segno
Autore: Alberto Monticone
Le ventuno lettere di don Franco Costa, raccolte nel volume Verso la pienezza. Lettere spirituali (1972-1976), a cura di Ida Bozzini, appena pubblicato dalla casa editrice Ave, sono il sigillo del ricco itinerario spirituale di un sacerdote che ha dedicato l’intera sua vita ai laici cristiani, quale amico e guida di giovani e di adulti dalla Fuci ai Laureati e all’Azione cattolica, per circa cinquanta anni. Sono quasi il dono delle sue nozze d’oro con il laicato, anche se destinate originariamente a una ristretta cerchia di persone, ma ora rivelatrici, nella loro essenzialità, di una apertura senza confini di spazio e di tempo. Questi scritti hanno comunque un valore perenne di attualità, ma non vanno considerati solo come la consegna spirituale di chi, ritiratosi dai più gravosi impegni a causa di precarie condizioni di salute, guarda con distacco alle cose del mondo che si prepara a lasciare per quel che definisce il suo dies natalis. Gli anni nei quali furono redatti, dal novembre ’72 al dicembre ’76, videro mutamenti radicali nella società italiana ed internazionale, sotto il profilo politico, culturale, economico e sociale, e furono segnati nel nostro paese soprattutto dagli inizi del terrorismo e, per quanto attiene alla comunità ecclesiale, da una impennata della secolarizzazione. È vero che l’uccisione di Aldo Moro e di Vittorio Bachelet, protagonisti nella politica e nell’Azione cattolica della stagione montiniana insieme con don Costa, avverrà dopo la morte di questi, così come l’introduzione della legge sull’aborto, tuttavia gli anni centrali del decennio ’70 rappresentarono una vera svolta drammatica e culturale nella storia italiana, l’annuncio e i primi eventi di violenza e di sconvolgimenti etico-politici. Don Costa non era persona incline a prendere le distanze dalla realtà concreta, chiudendosi in un ambito spirituale: al contrario era stato costantemente in prima linea nelle vicende più controverse come nei progetti per il futuro. Così si era comportato nel periodo della guerra e della Resistenza, nella preparazione del Codice di Camaldoli e nella fase della Costituente, nel Concilio e nella sua attuazione, nella questione del centrosinistra e nel dibattito sulla legge del divorzio. A Genova, a Savona, a Roma o nelle brevi ferie estive durante le fasi più acute della malattia seguiva con attenzione ciò che accadeva nella Chiesa e in Italia e manteneva contatti anche epistolari con una vasta rete di conoscenti e di responsabili ecclesiali e politici. Lo ha illustrato molto bene la Bozzini in altre pubblicazioni su don Costa e anche nel prezioso apparato di note nel suo libro. Del resto proprio in queste pagine di colloquio spirituale si trovano risposte adeguate ai problemi di quel decennio e pertinenti indicazioni di metodo per i laici cristiani partecipi della storia. Colpiscono soprattutto due ricorrenti modalità di vita suggerite dall’autore delle lettere: il primato dell’amicizia quale strumento di comunione ecclesiale e sostanza del rapporto con le realtà temporali, anche quelle più estranee ovvero ostili; la costruzione e condivisione della speranza proprio nei momenti più sofferti. Non era certo una novità nell’azione sacerdotale di don Costa la ricerca e l’offerta dell’amicizia, intesa proprio quale forma di umanesimo integrale dei cristiani; ma nella temperie di separatezza, di odio e di violenza di quel tornante ideologico e sociale il metodo dell’amicizia nella diversità assumeva i contorni di una proposta concreta, dal sapore giovanneo e conciliare oltre ogni barriera. Amicizia, che in versione politico-sociale poteva essere declinata come solidarietà e che di fatto sarebbe stata dieci anni dopo alla base della resistenza vittoriosa del nostro paese contro il terrorismo degli anni di piombo. Amicizia che però dentro i partiti, e in primo luogo nella Dc, si andava negli anni ’70 raffreddando, nella progressiva perdita di contatto con il laicato cattolico e nella competizione interna per la gestione del potere. Amicizia perduta, causa rilevante della fine della Dc ancor prima della scomparsa dello storico avversario, il comunismo di stampo sovietico, e della crisi etica che va sotto il nome di tangentopoli. L’altro aspetto metodologico valido per il cristiano ed estensibile ad ogni cittadino partecipe della comunità civile è il richiamo alla speranza, compiuto ricorrendo al paradosso della croce, sorgente e motivo dello sperare cristiano ed umano. Il tono di don Costa è semplice, quasi dimesso: non intende predicare, bensì riflettere con la sapienza che viene dal vangelo e con quella popolare, sapida di vita vissuta, che ben aveva conosciuto nell’Azione cattolica. Il suo è un conversare, con dolcezza come egli dice, delle gioie e dei dolori, il cui impasto, se guardato con gli occhi del credente è ragione di speranza, anzi quasi dovere di speranza. Ma anche sul piano civile, della società italiana consumistica eppure ferita, bisognosa di futuro per i giovani e per le frange più deboli, la consapevolezza e l’esperienza del dolore potevano essere ragioni di anelito verso una pienezza di umanità solidale e un’alba di speranze condivise. Ricorrono alla mente, scorrendo queste pagine, l’inquietudine di Agostino, spinta fondamentale alla ricerca e all’amore di Dio, e, in ambito storico-politico, l’inappagamento che Aldo Moro poneva alla base dell’impegno del laico cristiano nell’agire politico. Sono dunque queste vere lettere spirituali di un valore che oltrepassa il tempo e le circostanze in cui furono scritte, ma anche colloqui con lettori immersi nel travaglio dell’attività quotidiana e attualissimo aiuto ad attraversare il periodo di una transizione, che sembra non scorgere la sua fine. Nel perenne paradosso tra l’oggi e l’incognito domani don Costa ci parla con accento amichevole e suadente di speranza presente.
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01/03/2010
Contemplativa nell’azione
(Segno)
Era tra le figure più luminose della stagione conciliare, testimone di un cattolicesimo che fa i conti con la storia e che nella storia cerca i semi del Verbo e i segni dello Spirito. Ecco perché, parlando di Ida Bozzini, viene in mente l'espressione, tante volte citata, di Anselmo d'Aosta: fides quaerens intellectum.
29/09/2007
La scelta religiosa dell'Azione Cattolica Italiana e il Cattolicesimo italiano
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
La scelta religiosa dell'Azione Cattolica Italiana e il Cattolicesimo italiano
Per scelta religiosa dell'ACI si intende l'inizio di un nuovo modello di associazionismo ecclesiale, alla luce del Concilio, al servizio della comunità ecclesiale e dei suoi Pastori, affidato con metodo democratico alla responsabilità dei laici, radicato nelle realtà locali, avente come finalità primaria la formazione di laici cristiani lungo l'arco di ogni età e conseguono la loro azione nella Chiesa e nella società in forma aggregata.
14/10/2006
CARTA CANTA! La nascita della Costituzione Repubblicana
(Documenti dell'Azione Cattolica Italiana)
come ebbe a dire Aldo Moro in uno dei suoi interventi in Assemblea. Negli anni passati il ""progetto democratico"" aveva vissuto un passaggio fondamentale: la stesura del cosiddetto ""Codice di Camaldoli"". Con questa dizione ci si riferisce a un documento redatto alla fine degli anni '30, il cui titolo originale da maggiormente il senso di questo scritto:
16/06/2009
Notiziario2-09.pdf
(CEI)
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro n. 2 - Marzo 2009 - Anno XIII Quaderno n° 7 per Studenti di teologia
Presentazione . .
20/04/2004
04-settimana-assisi.pdf
(CEI)
Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese
Atti della 2a Settimana nazionale di spiritualità e formazione missionaria
Discernere
l'oggi
Una Chiesa per il mondo
di Dio
Assisi, La Cittadella 25-30 agosto 2003
Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale Cooperazione Missionaria tra le Chiese n.
20/04/2004
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Indice
Notiziario - Ufficio Nazionale Cooperazione Missionaria tra le Chiese n. 29 - Marzo 2004 Atti della IIa settimana nazionale di spiritualità e formazione missionaria
DISCERNERE L'OGGI DI DIO Una Chiesa per il mondo Assisi, La Cittadella, 25-30 agosto 2003
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Era tra le figure più luminose della stagione conciliare, testimone di un cattolicesimo che fa i conti con la storia e che nella storia cerca i semi del Verbo e i segni dello Spirito. Ecco perché, parlando di Ida Bozzini, viene in mente l'espressione, tante volte citata, di Anselmo d'Aosta: fides quaerens intellectum.
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