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Dialoghi.info intervista Lorenzo Caselli Visualizza il documento originale
Documento del: 11/10/2006
Fonte: Dialoghi.info
Autore: Fabio Mazzocchio (a cura di)
Dialoghi.info intervista Lorenzo Caselli

a cura di Fabio Mazzocchio

"Credo che la sfida più grande sia proprio quella di riflettere sull'idea di chiesa, sulla sua natura ad gentes , proprio alla luce degli straordinari cambiamenti a cui è sottoposto il mondo di oggi e la vita stessa delle persone."

Lorenzo Caselli è professore di Economia e di Etica economica e responsabilità sociale delle imprese presso la

Facoltà di Economia dell'Università di Genova, Presidente della "Fondazione per la scuola"della compagnia di San Paolo, membro del Consiglio Scientifico dell'"Istituto Vittorio Bachelet", già Presidente Nazionale del MEIC.

Cosa si aspetta dal prossimo Convegno ecclesiale di Verona? Quali le sfide?

Sarà di certo un momento essenziale per la vita della Chiesa italiana. Si tratterà di fare una verifica dei dieci anni trascorsi dal Convegno di Palermo a cinque anni della Nota Pastorale per il decennio "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia". La comunità ecclesiale italiana, che in quella sede sarà rappresentata in modo visibile dai suoi Pastori e dai delegati delle oltre 200 diocesi sparse su tutto il territorio nazionale, avrà anche il compito di discutere sui tempi a venire e sul modo con cui è ancora possibile dire parole di speranza agli uomini e le donne di oggi.

Credo che la sfida più grande sia proprio quella di riflettere sull'idea di chiesa, sulla sua natura ad gentes , proprio alla luce degli straordinari cambiamenti a cui è sottoposto il mondo di oggi e la vita stessa delle persone. Spero che in quella sede saremo disposti ad accogliere la luce dello Spirito e a lasciarci guidare da essa nel difficile compito di incarnare, ancora oggi e in questo nostro paese, la buona notizia attraverso segni profetici visibili e riconoscibili.

Ci vuole coraggio, il coraggio dei santi e dei profeti. Ci vorrà la capacità di mettere in azione tutti i talenti di cui il Signore colma le nostre vite. Bisognerà rifare un discorso alto sul laicato e sulla laicità.

Tra le scelte di fondo c'è quella di dedicare molta attenzione ai temi sociali e del lavoro...

Mi pare che un esercizio di discernimento in questi ambiti della vita sia assolutamente necessario se si vuol essere cristiani capaci di una testimonianza adulta e pensata. Bisogna accogliere le sfide che il mondo ci propone con competenza e sguardo lungo, quello sguardo che ci aiuta a riportare ogni cosa nella giusta posizione gerarchica e che ci aiuta a dire ancora oggi il valore centrale della promozione dell'umano e della dignità della persona. Credo che gli interrogativi riguardo l'ambito del "Lavoro e della festa", presenti nel Documento preparatorio, sollevino proprio queste questioni di fondo.

Il lavoro che manca, che cresce, che cambia si pone oggi come fondamentale terreno di confronto per la riflessione sociale dei cristiani. Il lavoro è e resterà ancora per lungo tempo una dimensione fondamentale della vita degli individui e delle famiglie, una condizione - anche se non sufficiente - per essere a pieno titolo persone in grado di realizzare un proprio progetto di vita.

Si può istituire un rapporto tra l'ambito del lavoro e quello della famiglia? Quale incidenza hanno i mutamenti del mondo del lavoro sulla vita delle nostre famiglie?

Parole come equità, benessere, solidarietà, partecipazione, cittadinanza, se declinate a prescindere delle famiglie, rischiano di esaurirsi in mere affermazioni di principio. Qualità della vita familiare e qualità della vita sociale sono strettamente connesse o meglio interdipendenti. L'interdipendenza - tra lavoro e casa, tra mercato e casa, tra pubblico e privato - è anche una categoria morale che va vissuta come sistema determinante delle odierne relazioni economiche, sociali, politiche e quindi tradotta in vincoli di solidarietà. A partire dalla famiglia è dunque possibile una lettura non riduttiva di molti cambiamenti in atto e nel contempo sperimentare forme di convivenza civile e anche di organizzazione economica più efficaci. Tutto ciò non può però essere dato per acquisito; occorre pertanto interrogarsi da un lato su ostacoli e impedimenti e dall'altro sulle indispensabili condizioni politiche, istituzionali e culturali.

Per molte famiglie il lavoro è troppo poco e incerto per condurre un'esistenza dignitosa. Ciò fa diminuire l'integrazione sociale mentre si sviluppano fenomeni di frantumazione e isolamento. Per converso non possiamo ignorare le situazioni di segno contrario. Primo, secondo e talvolta terzo lavoro si traducono in processi di autosfruttamento ove la spirale lavoro-consumo fine a se stessa depotenzia la famiglia e la priva dei valori più autentici e fondativi dello stare insieme.

"Non basta un lavoro purchessia, occorre un lavoro decente capace da un lato di valorizzare le risorse e le potenzialità di ciascuno e dall'altro fornire le condizioni per costruire un affidabile progetto di vita familiare. "

Come sta cambiando il mondo del lavoro? Come il tema della Speranza può entrare in quest'ambito della nostra esistenza?

Non basta un lavoro purchessia, occorre un lavoro decente capace da un lato di valorizzare le risorse e le potenzialità di ciascuno e dall'altro fornire le condizioni per costruire un affidabile progetto di vita familiare.

Flessibilità è oggi una parola di moda, carica però di ambiguità specie se essa viene intesa a senso unico ovvero funzionale alle sole esigenze della produzione e non anche delle persone che lavorano. In non pochi casi dietro la flessibilità ci sono forme di vera e propria precarietà: rapporti di lavoro e termine senza sapere cosa succederà dopo; part-time non scelto ma subito... La flessibilità, l'atipicità sono sovente fonte di nuovi disagi generano stress, ipercopentizione, deregolamentazione. Le giovani coppie procrastinano la formazione della famiglia e poi la nascita dei figli. La flessibilità diventa un valore e una risorsa soltanto se traguardata sulle esigenze di un bene comune condiviso.

Segno di speranza e di attenzione umana a queste dinamiche sarebbero quelli di ritmi di produzione che non prevalessero sulle esigenze della vita personale e familiare; quelli di una liberazione del tempo per dare più spazio per l'educazione, la cura, le relazioni familiari e sociali; riprendere l'idea presente nella nostra Dottrina Sociale di un lavoro che si manifesti come forza liberante e di socializzazione; forza di integrazione umana e di incontro con l'altro.

Lo sviluppo umano è alimentato non solo dalla crescita del reddito, dalla scolarizzazione, dalla salute, dalla distribuzione del potere, ma anche dalla cura. Il ruolo della cura nella formazione delle facoltà umane e fondamentale. Il lavoro di cura produce beni sociali, crea capitale umano e sociale, offre senso e speranza.

Dialoghi, la rivista:

n.3 - anno IV, settembre 2006

L'infinito nel quotidiano

Libri:

Luigi

Alici

La via della speranza

(Ed. AVE )

Ci sono molti modi di incontrarsi sulla via della speranza. Questo libro ne suggerisce alcuni, sulla base di tre approcci: l'analisi culturale, l'impegno pastorale, il racconto di esperienze di vita quotidiana.

Dialoghi.info è un progetto dell' Azione Cattolica Italiana

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