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C'è ancora da tradurre il Concilio
Documento del: 17/10/2006
Fonte:
Dialoghi.info
Autore: Ufficio Stampa A.C.I.
C'è ancora da tradurre il Concilio
a cura dell'Ufficio Stampa A.C.I.
Tradurre il Concilio in
italiano. Custodire il Dna cristiano in una società insidiata dal secolarismo.
Dare diritti e responsabilità ai laici. Fare comunione nella Chiesa anche per la
giustizia e la mondialità. Ha volato alto il cardinale Dionigi Tettamanzi nella
relazione introduttiva al IV Convegno Ecclesiale della Chiesa italiana,
richiamando lo stesso compito del primo appuntamento di questo tipo, nel '76 a
Roma: "Tradurre il Concilio in italiano", si disse allora. E se, dice oggi
l'arcivescovo di Milano, la ''consegna strategica del Concilio è la speranza",
la Chiesa italiana è chiamata a vivere "con speranza", che "è parte integrante
del realismo cristiano", "i tantissimi drammi e pericoli crescenti, talvolta
inediti, dell'attuale momento storico".
Davanti a 2.700 delegati all'evento e a
circa 15.000 fedeli radunati nell'Arena - simbolo delle pietre vive che formano
la Chiesa -, dopo una lunga liturgia ricca di segni e gesti, il presidente del
comitato preparatorio del convegno ha tracciato i punti su cui dovrà procedere
il lavoro dei prossimi giorni, e prima dell'incontro con il Papa, giovedì 19.
Una considerazione centrale per il porporato è la "distanza" che è "estraneità e
antitesi" tra la fede cristiana e la "mentalità moderna e contemporanea". Tale
distanza ha origine sia nel "contesto del secolarismo, dell'indifferentismo
religioso" che nella "interruzione e rallentamento dei canali ecclesiali
classici di trasmissione della fede", dalla famiglia alla scuola, alla comunità
cristiana. È per "eliminare o attenuare" tale distanza che Tettamanzi invita a
"custodire, ossia conservare, vivere e rilanciare l'originalità, la novità, il
Dna cristiano della speranza presente e operante nella storia".
E occorre
tornare senza indugi anche alla dimensione escatologica della fede, riaffermare
la resurrezione, la vita eterna, la comunione beatificante con Dio. È "eresia",
sottolinea l'arcivescovo di Milano, "pensare che l'aldilà sia ininfluente o
alienante l'uomo che vive sulla terra e nel tempo". Quindi l'"eclissi o
smemoratezza del tratto escatologico della fede cristiana" è un "grave e
inquietante pericolo, religioso e umano ad un tempo".
Tettamanzi si chiede
dunque se non sia il caso di avviare una seconda fase del Progetto Culturale
(che la Chiesa decise nel Convegno ecclesiale di Palermo, nel '95), una fase che
metta l'accento sulla "centralità della persona umana" nella azione
spirituale-pastorale-culturale.
Un'ampia riflessione il porporato propone anche
a proposito di unità, verità, comunione nella Chiesa, accennando ai temi della
corresponsabilità e della "sinodalità". Comunione e globalizzazione, esorta,
siano sprone per il cattolico ad essere "membro della Chiesa e cittadino del
mondo", e non si dimentichino la ''grazia e responsabilità di una nuova visione
e realizzazione della mondialità e della grande questione della giustizia e
della pace".
Dalla comunione ecclesiale al ruolo dei laici: è "urgente una
prassi ecclesiale" che riconosca "diritti e responsabilità ai laici", alla cui
"testimonianza evangelica e civile" il cardinale rende pubblico omaggio. Anche i
politici cristiani sono chiamati a questa vocazione alla santità. E la Chiesa
deve formare i laici all'impegno in tutti i campi della vita sociale. Occorre
dialogare con la cultura per fornire un "orizzonte di senso agli uomini e alle
donne di oggi", in una sorta di "organizzazione della speranza", a partire da
una Chiesa missionaria, che in Italia ha ancora un sostrato "concreto e
popolare".
Dialoghi, la rivista:
n.3 - anno IV, settembre 2006
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17/10/2006
Verona 2006 - Relazione di F. G. Brambilla: Orizzonte teologico - pastorale
(Chiesa Cattolica )
Arena scaligera, si colloca nella scia delle precedenti assise della Chiesa italiana, che sono state tre tappe importanti per tradurre il Concilio in italiano. In questa luce la relazione introduttiva del Presidente, il card. Dionigi Tettamanzi, ci ha offerto un esercizio di memoria e ci ha indicato alcuni impulsi creativi per il futuro.
24/11/2006
Prolus_Tettam_Verona06.pdf
(CEI)
Il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano e Presidente del Comitato preparatorio del 4° Convegno Ecclesiale, il 16 ottobre alle ore 18,00, nell'Arena di Verona, dopo la preghiera di apertura e il saluto del Sindaco della Città, ha tenuto la seguente prolusione ai lavori.
20/11/2006
Oss11-06.pdf
(CEI)
di più la novità - unica e universale - della speranza cristiana, il DNA cristiano della speranza presente e operante nella storia - ha proseguito Tettamanzi -. L'appello del Convegno è di tornare e ritornare senza sosta, con lucidità e coraggio, a interrogarci - per agire di conseguenza - su: chi è la speranza cristiana?
20/11/2006
Oss11-06.pdf
(CEI)
di più la novità - unica e universale - della speranza cristiana, il DNA cristiano della speranza presente e operante nella storia - ha proseguito Tettamanzi -. L'appello del Convegno è di tornare e ritornare senza sosta, con lucidità e coraggio, a interrogarci - per agire di conseguenza - su: chi è la speranza cristiana?
17/10/2006
Il cardinale Tettamanzi ha aperto il Convegno ecclesiale di Verona:
(Cittadino, Il)
tantissimi drammi e pericoli crescenti, talvolta inediti, dell'attuale momento storico"".Davanti a 2.700 delegati all'evento e circa 15.000 fedeli radunati nell'Arena - simbolo delle pietre vive che formano la chiesa -, dopo una lunga liturgia ricca di segni e gesti, il presidente del comitato preparatorio del convegno ha tracciato i punti su cui dovrà procedere il lavoro dei prossimi
17/10/2006
(Gazzetta del Mezzogiorno, La)
tantissimi drammi e pericoli crescenti, talvolta inediti, dell'attuale momento storico"". Davanti a 2.700 delegati all'evento e circa 15.000 fedeli radunati nell'Arena - simbolo delle pietre vive che formano la chiesa -, dopo una lunga liturgia ricca di segni e gesti, il presidente del comitato preparatorio del convegno ha tracciato i punti su cui dovrà procedere il lavoro dei prossimi
17/10/2006
(Eco di Bergamo, L')
Italia custodisca il Dna cristiano"" Il cardinale Tettamanzi: tradurre il Concilio in italiano per respingere gli attacchi del secolarismo ""La Chiesa paga l'indifferentismo religioso e il rallentamento nella trasmissione della fede"" Dall'inviato VERONA L'Italia custodisca e rilanci il Dna del Cristianesimo che fa parte delle sue radici.
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