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I livelli diversi della politica
Documento del: 30/06/2006
Fonte:
Segno nel Mondo
Autore: Luigi Alici
I livelli diversi della politica
di Luigi Alici (Segno nel mondo n. 10, 30 giugno 2006)
Negli ultimi tempi, l'agenda politica, quasi in simultanea, sta ponendo i cittadini di fronte a una serie di questioni che investono livelli profondamente diversi e che non sempre il dibattito in corso aiuta a distinguere correttamente. Un primo livello riguarda i casi in cui la politica interviene in modo diretto su valori e principi ordinariamente ritenuti come assoluti, cioè non negoziabili, che potremmo definire il cuore dei legami vincolanti sui quali si regge un ethos condiviso. Un secondo livello interessa l'insieme delle forme storiche (si potrebbe dire: le vene profonde) attraverso le quali la nostra civiltà giuridica, sulla base di un patto costituzionale, ha deciso di proteggere quel corpus di valori e di principi, articolandoli come una trama di diritti e di doveri, e inserendoli dentro un contesto differenziato di poteri e di regole. Un terzo livello riguarda, infine, per così dire gli arti periferici della politica, grazie ai quali, attraverso una ordinata dialettica democratica, essa elabora programmi di governo della società e li sottopone ai cittadini, per ricavarne il consenso necessario. Il passato referendum sulla procreazione assistita, come il recente voto del Parlamento europeo sulla possibilità di sperimentazioni che implicano la distruzione di embrioni umani, rientrano nella prima fattispecie ed è un inaccettabile abuso lessicale (come ha ricordato recentemente anche Francesco D'Agostino sulle colonne di Avvenire) ridurre questa materia incandescente all'ossessione di una lobby cattolica. Certo, su questo terreno esiste un conflitto, ma tutti conosciamo bene la differenza fra i conflitti di identità e quelli di interessi, e solo nel secondo caso è legittimo parlare di lobby. Il referendum confermativo sulle riforme costituzionali sembra rientrare nella seconda fattispecie: non tocca in via diretta né la vita né la natura umana, ma incide in modo più o meno esteso e profondo su una rete di presidi istituzionali, costruiti storicamente in modo condiviso proprio per proteggere il tessuto dei legami vincolanti e non confonderlo con quello delle opzioni facoltative. Semplificando, si potrebbe dire che qui è in gioco indirettamente il cuore, ma direttamente il sistema di circolazione sanguigna che una comunità storica ha scelto per dare piedi e gambe alla politica. L'ultimo appuntamento elettorale è un chiaro esempio, invece, della terza fattispecie: due grandi schieramenti si sono presentati agli elettori, con una serie di proposte alternative nei contenuti programmatici, ma compatibili con la cornice costituzionale che legittima e disciplina la competizione democratica. Ciò non vuol dire, ovviamente, che in questi casi siano in ballo questioni irrilevanti, ma di certo diversamente rilevanti; la loro valutazione nasce da una sintesi personale, frutto di un giudizio storico ispirato a un legittimo pluralismo sulle ideologie, sui programmi, sui candidati (o almeno si spera). Proprio tenendo conto di questo triplice livello, l'Azione Cattolica si è spesa direttamente, in modo compatto ed esplicito, in occasione del referendum sulla legge 40; ha preferito un intervento indiretto nel secondo caso, segnalando il valore della posta in gioco e rimandando ai risultati di uno studio che, laicamente, ha commissionato all'Istituto Bachelet, in collaborazione con il Meic, e lasciando alle realtà diocesane la libertà di integrare questa posizione con qualche ulteriore passo avanti; infine, non ha dato nessuna indicazione di voto nel terzo caso, ma ha scritto una Lettera aperta ai futuri parlamentari, indicando nella questione morale la condizione irrinunciabile per articolare concretamente una politica al servizio dei valori fondamentali della vita e della pace. Sembrerebbe tutto chiaro. E invece non è così. È come se una ricorrente, equivoca invasione di campo stia spostando continuamente i paletti delle questioni. Da un lato, c'è chi parla della Costituzione come di una sorta di linea del Piave della convivenza civile, da tutelare sempre e comunque alla lettera (anche nella seconda parte), ma poi, con grande disinvoltura, s'adopera per favorire un processo di delegittimazione strisciante, ritenendosi autorizzato a scorporare lo spirito dalla lettera persino nella prima parte, dove ad esempio sono riconosciuti i <diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio> (art. 29). Da un altro lato, c'è invece chi tende a minimizzare il referendum confermativo sulle riforme costituzionali, facendone un evento di ordinario e quasi ovvio aggiornamento legislativo, nei confronti del quale si dovrebbe denunciare l'indecenza di un certo laicato cattolico (soprattutto quello milanese), dimenticando che anche il costituzionalista Marco Olivetti, sul Sir (che non è certo un'agenzia di stampa milanese), parla della riforma costituzionale in termini non proprio ininfluenti. Nel primo caso sono i vescovi a essere accusati di fare politica; nel secondo sul banco degli imputati finiscono addirittura i laici! Il problema, forse, è un altro: c'è un virus libertario che si è ormai annidato negli interstizi della politica (stranamente, a destra e a sinistra) ed è diventato il vero partito trasversale. Questo virus si nutre parassitariamente soltanto dei legami vincolanti e lascia proliferare, senza alcun contrappeso solidaristico, le opzioni individuali. Come risultato di questo processo, la politica tende a riconoscere solo questioni di terzo livello: per questo, in campo vede solo legittimi schieramenti politici o invadenti lobby ecclesiastiche. Non ci sono, per alcuni, questioni non negoziabili da sottrarre alle opzioni individuali; non ci sono, per altri, questioni storicamente già negoziate, da rinegoziare semmai insieme. L'ordine (o il disordine) delle preferenze sembra l'unico lessico che la politica oggi è in grado di articolare. Per questo la difesa della Costituzione, anche oltre il referendum, consente di salvaguardare i livelli diversi della politica e di sottrarre agli equivoci di una ordinaria competizione elettorale un presidio istituito dall'intera comunità nazionale, in un momento decisivo della sua storia, proprio per raccordare le regole della politica con i valori fondanti della persona umana e della convivenza. Quando il paniere dei legami vincolanti sarà ormai vuoto potrebbe essere troppo tardi, così come non si può monitorare soltanto l'apparato circolatorio quando il cuore rischia l'infarto. Luigi Alici
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30/06/2006
I livelli diversi della politica
(Segno nel Mondo)
Questo virus si nutre parassitariamente soltanto dei legami vincolanti e lascia proliferare, senza alcun contrappeso solidaristico, le opzioni individuali. Come risultato di questo processo, la politica tende a riconoscere solo questioni di terzo livello: per questo, in campo vede solo legittimi schieramenti politici o invadenti lobby ecclesiastiche.
30/06/2006
I livelli diversi della politica
(Segno nel Mondo)
Questo virus si nutre parassitariamente soltanto dei legami vincolanti e lascia proliferare, senza alcun contrappeso solidaristico, le opzioni individuali. Come risultato di questo processo, la politica tende a riconoscere solo questioni di terzo livello: per questo, in campo vede solo legittimi schieramenti politici o invadenti lobby ecclesiastiche.
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