|
|
L'Azione Cattolica e i valori non negoziabili
Documento del: 15/11/2006
Fonte:
Segno nel Mondo
Autore: Luigi Alici
L'Azione Cattolica e i valori non negoziabili di Luigi Alici
(pubblicato in: Segno nel mondo, n. 18, 15 novembre 2006; Avvenire, 3 novembre 2006)
Un nodo ricorrente attraversa oggi il dibattito culturale e politico, riconducibile ad un interrogativo: fino a che punto si può spingere il principio libertario dell'assoluta autonomia del soggetto? Tale principio deve arrestarsi dinanzi ad alcuni valori non negoziabili, oppure, al contrario, può essere sottratto in modo socialmente indolore a qualsiasi ipoteca di ordine etico, giuridico, persino costituzionale? Per impostare una riflessione e disegnare un percorso di approfondimento in rapporto a questa sfida, il Centro Studi dell'Azione Cattolica Italiana ha riunito a Roma, sabato 4 novembre, i membri del Consiglio nazionale e dei Consigli scientifici degli Istituti Paolo VI, V. Bachelet, G. Toniolo e della rivista Dialoghi, per un seminario sul tema: Bene comune e 'valori non negoziabili' in una società post-secolare. L'obiettivo è analizzare le implicazioni storiche, culturali e formative di una questione attorno alla quale si gioca non soltanto il dialogo tra Chiesa e società, ma la stessa grammatica di base della convivenza. Mentre il dibattito sul post-secolarismo sta mettendo in luce i limiti di una pretesa neutralizzazione dello spazio pubblico e privatizzazione del fatto religioso, è sull'idea della negoziazione dei valori che occorre attivare un confronto critico e rigoroso. Accanto a valori negoziabili (ad esempio, valori economici o sociali, che accettano per principio una negoziazione degli interessi), si può parlare di valori non negoziabili almeno a due livelli: prima di tutto per indicare una forma originaria di morale naturale, che costituisce una specie di patrimonio dell'umanità, di cui si alimentano l'ethos condiviso e la civiltà giuridica; oppure per attestare un nucleo di principi identitari, che includono anche il credo religioso, cui si aderisce con un atto di fede, connotato in forme comunitarie e quindi con una ricaduta pubblica. Nel primo caso, l'appello ai valori non negoziabili (come vita, famiglia ed educazione, ha esemplificato il Papa) non è necessariamente confessionale e chiama in causa l'esercizio critico della ragione umana. In questo senso, non negoziabile non significa non argomentabile; al contrario: la tutela di questi valori esige un impegno argomentativo costante per credenti e non credenti. Nel secondo caso, i valori non negoziabili debbono poter essere liberamente testimoniati nella vita pubblica, e per questo domandano riconoscimento e rispetto reciproco. A Regensburg il Papa ha messo in guardia contro ogni tentativo di separare i due livelli: quando infatti perdiamo la consapevolezza di un legame originario tra il disegno creatore di Dio e la nostra ragione umana, esponiamo il vissuto religioso al pericolo di un arbitrio irrazionalistico, in cui può attecchire il germe dell'intolleranza e della violenza. Custodire e raccordare questo doppio livello dei valori non negoziabili: ecco il compito del seminario promosso dall'Azione Cattolica. In tale prospettiva, dopo la positiva esperienza di collaborazione con Scienza & Vita e l'attivazione di un'area specifica, dedicata a Famiglia e vita, l'AC intende continuare su questa strada il suo servizio alla società e alla Chiesa, cercando di raccogliere e rilanciare la questione antropologica, emersa con forza al Convegno ecclesiale. È il nostro modo di stare dalla parte della vita, nonostante qualche improvvida e inspiegabile uscita giornalistica abbia voluto sostenere il contrario.
|
04/11/2006
(Avvenire (Online))
riconducibile a un interrogativo: fino a che punto si può spingere il principio libertario dell'assoluta autonomia del soggetto? Tale principio deve arrestarsi dinanzi ad alcuni ""valori non negoziabili"", oppure, al contrario, può essere sottratto in modo socialmente indolore a qualsiasi ipoteca di ordine etico, giuridico, persino costituzionale?
|