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Due domande a ... Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia Visualizza il documento originale
Documento del: 19/10/2006
Fonte: Dialoghi.info
Autore: Ufficio Stampa dell'A.C.I.
Due domande a ...

Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia

Hanno sollevato polemiche le dichiarazioni di Romano Prodi a proposito dell'uso del velo islamico, indossato dalle donne musulmane per celare il viso e anche la loro identità. Qual è la sua opinione in merito?
Vicenda molto concreta e molto pratica che rischia di diventare l'ennesimo simbolo della questione dialogo con l'islam. La verità è che ci troviamo di fronte a un processo di mescolamento di popoli e di culture ormai in pieno svolgimento, che ci riguarda da vicino, che riguarda tutta l'Europa, e che in questo momento ha la sua fase più acuta ma non esclusiva nel rapporto con l'islam. Noi abbiamo l'obbligo di stare dentro questo processo; milioni di migranti sono ormai presenti in Europa e questo è un dato reale di fronte al quale dobbiamo rimboccarci le maniche. Perché i processi non si producono a tavolino, avvengono nella storia, certo non si debbono subire ma si devono orientare.
Dobbiamo orientare in maniera critica questo processo che io chiamo di meticciato di civiltà e di culture. Ma per agire in maniera corretta ed efficace, dobbiamo distinguere bene gli attori che di volta in volta sono in campo in questo processo. L'attore numero uno è la società civile, questo vuol dire che questo processo di meticciato sarà molto lungo e prenderà decenni, e purtroppo avrà molti aspetti di ombra, di dolore e difetti, come ogni processo di meticciato ha sempre riservato alla storia. Ma è solo nella società civile che lentamente si impara a conoscersi, ad accettare la novità che viene dal differente e nello stesso tempo a chiamare attraverso l'ospitalità il differente al cambiamento e all'assunzione del quadro istituzionale e normativo da noi esistente.

Lei vede una volontà a non mettersi in dialogo con l'altro?
Il rischio c'è. Il rischio è di irrigidirsi intorno al discorso identitario, che ha certo una sua correttezza, ma che allo stesso tempo può farci cadere in un irenismo del politicamente corretto. Mentre il problema è proprio il coraggio e la forza del dialogo, nonostante sia un dialogo costoso. C'è una resistenza, che è la resistenza dell'europeo di oggi un po' impagliato. Effettivamente noi ci siamo largamente accomodati in una società che è di forte benessere, e siamo poco disposti a pagare di persona, mentre siamo chiamati da queste vicende a rimetterci in campo con diverse energie. Io oso sperare che questo processo di auto esposizione cresca in Europa.
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